Archivio | gennaio 2012

21 ricette pratiche di morte violenta – Vercors recensione di Iannozzi Giuseppe – edizioni Portaparole

21 ricette pratiche di morte violenta

Vercors

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Vercors - 21 ricette pratiche di morte violenta

Portaparole

Jean Marcel Adolphe Bruller, meglio conosciuto al grande pubblico il suo pseudonimo, Vercors, che l’ha reso famoso, torna il libreria, dopo anni di assenza, con 21 ricette pratiche di morte violenta. Vercors, con Il silenzio del mare (1942), ha incontrato un forte riscontro sia a livello critico sia di pubblico. Dopo Le silence de la mer, nel 1943 Vercors diede alle stampe La Marche à l’étoile; fecero seguito un romanzo breve incentrato sulla IIa Guerra Mondiale e nel 1952 Les Animaux dénaturés. Le armi della notte, romanzo breve incentrato sulla IIa Guerra Mondiale, è stato tradotto in Italia dalla grande penna di Natalia Ginzburg. Nel 1973, Mondadori pubblica La zattera della Medusa, mentre nel 1995 esce Le parole per i tipi Il melangolo, a cura di Frediano Sessi, prefazione di Rita Barisse-Vercors.
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Nasce la collana di narrativa Revolver editrice BD – da febbraio in libreria Victor Gischler ”Sinfonia di piombo” e Derek Nikitas ”I fuochi del nord”

collana di narrativa Revolver

editrice BD



UN NUOVO MARCHIO EDITORIALE

PER UN NUOVA ESPERIENZA DI LETTURA

Esiste una nuova genìa di autori che ha sviluppato
un nuovo linguaggio del noir: meticcio, contaminato, bastardo.
Svelano una letteratura diversa, che taglia i generi, abbatte gli steccati
ed estrae dall’arte del narrare formule velenose e sanguinarie.

Romanzi dark eppure sgargianti nei colori
trame agili come lame di coltello
pronte a danzare sul confine sottile che corre
fra romanzo, fumetto, sceneggiatura e storyboard.

Qualità narrativa, profondità nel tratteggiare i caratteri dei personaggi,
ritmo sincopato, azione adrenalinica e parossismo visivo, trame a orologeria.
Sono storie che rappresentano la spina dorsale di una
nuova grande letteratura popolare.

I romanzi REVOLVER si guardano come film su carta
i romanzi REVOLVER si bevono come shake di noir, pulp, action, horror
i romanzi REVOLVER si vivono come esperienza di lettura nuova e spettacolare.

http://www.revolverlibri.it/

La casa editrice BD lancerà, a partire da febbraio, la nuova collana di narrativa Revolver, che sarà contraddistinta da trame ad alto tasso di adrenalina e dalle copertine d’artista firmate da Davide Furnò. Undici romanzi all’anno, per contrassegnare uno spazio letterario nuovo, fatto di qualità narrativa, agilità di lettura, ritmo sincopato e parossismo visivo.

I primi titoli, in uscita il 9 febbraio 2012, vedono protagonisti due americani: di Victor Gischler, scrittore amato da Joe R. Lansdale e Don Wislow, Revolver porta in Italia “Sifonia di piombo”, romanzo cinematografico rapido, iperviolento, pop, a cui non mancano profonde tracce di lirismo. “I fuochi del Nord” di Derek Nikitas, considerato l’erede di Joyce Carol Oates, è invece la storia mozzafiato della spirale di violenza che lega il destino di tre donne, tra realtà e allucinazioni.

Luigi Pingitore tra Rimbaud e James Dean. Tutta la bellezza deve morire – Hacca edizioni – di Iannozzi Giuseppe

Luigi Pingitore tra Rimbaud e James Dean

Tutta la bellezza deve morire

di Iannozzi Giuseppe

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La bellezza è la forza della giovinezza, spirito apollineo che tutte le porte spalanca. Ma la bellezza è giusto il tempo d’un momento che bisogna saper coglier subito senza tentennamenti, perché una volta passata resta sol più il rimpianto di non aver speso meglio, in maniera conveniente, la propria forza. Lo sanno bene e non lo sanno i personaggi di Luigi Pingitore.

Tutta la bellezza deve morire è romanzo costruito sul delirio poetico e dispersivo d’un’angoscia rimbaudiana: Pier, Dario, Liv, Luca, Silvia, i protagonisti principali del romanzo, sono giovani e belli, e spericolati e angosciati. Coi loro freschi corpi, ancora incorrotti dalla mollezza della maturità, sfidano il mare della costiera amalfitana: Pier e Dario, amici quasi fratelli, perdono intere giornate al sole cercando il punto migliore dal quale tuffarsi in mare, nelle sue profondità. Ogni tuffo è un calarsi nello spirito equoreo di un Nettuno tanto passionale quanto oscuro e ferale. Per loro tuffarsi è sprofondare, è un perdersi nell’estremo tentativo di ritrovarsi, di riconoscere a sé stessi una identità. Pier e Dario sanno di esistere ma non di ‘essere’: le mal de vivre, che accusano sulla loro propria pelle, è di una gioventù bruciata à la James Dean.
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2012 la Fine di Dio. CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE – di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

2012 la Fine di Dio

CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear


L’ultimo giorno.
S’è sparato un colpo, alla tempia, in maniera un poco teatrale. Non ci ha pensato su due volte. Di finire in un manicomio criminale non era nel suo Destino. Il Padre era stato ben chiaro su questo punto. Ma questa volta il cielo non s’è oscurato come centinaia di anni addietro, sul Golgota.

Siedo davanti alla scrivania. Davanti a me una marea di fogli, di racconti incompiuti, di lettere mai inviate. Non c’è più tempo. Ho poche ore a mia disposizione per cercare di fare, probabilmente invano, tutto quello che non ho fatto nella mia seppur breve vita. E non m’è di conforto sapere che milioni di persone sono nella mia stessa cazzo di situazione. Le lancette dell’orologio scandiscono il tempo che mi rimane, poi ogni vita cesserà di essere.
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Sola di RomanticaVany

Sola

di RomanticaVany

http://vany.me

Ero giunta alla fermata del tram.
Malferma sul marciapiede era un donna, pallida, povera. Di una povertà triste e strana. Era giovane, anche se l’età delle persone, in alcuni casi di miseria, è come quelle delle vesti e delle scarpe: sono rotte, da quanto tempo, bene non si sa.
I tram venivano, si fermavano, poi ripartivano; e la gente scendeva, risaliva e scompariva. Lei, sgomenta, aspettava.
Forse le avevano detto che doveva salire su una vettura: ma non sapeva più quale fosse e restava ferma con quella chiusa disperazione dell’anima che talvolta dona al volto una vaga idea di stupidità.
Mi accostai, le chiesi dove andasse. Respirò. Trasse dal petto una carta, un foglio di ricovero in ospedale: anemia perniciosa progressiva.
Guardai il foulard scuro del collo: una frangiatura lucida di sottana nera usciva fuori dal cappotto e le sue mani erano gialle, così tanto che quasi pareva non vi scorresse più il sangue.

Non ha nessun parente domandai?
Non rispose.
Siete sola?
Fece cenno di sì.
Aspettai che passasse il tram che portava all’ospedale e l’aiutai a salire.
“Dio gliene renda merito“, gridò quando fu sopra e continuò: “Dio gliene renda merito”, con la sorda ostinazione degli sfortunati ai quali pare immenso beneficio anche una sola parola.

Il pretore di Cuvio di Piero Chiara – recensione di Renzo Montagnoli

Il pretore di Cuvio

di Piero Chiara

recensione di Renzo Montagnoli

http://larmoniadelleparole.blogspot.com/

Il pretore di Cuvio
Piero Chiara
Introduzione di Enrico Ghidetti
In copertina Antonio Donghi,
Canzonettista (1925)
Edizioni Mondadori
Narrativa romanzo
Collana Oscar scrittori moderni
Pagg. 160
ISBN 9788804480730
Prezzo € 8,00

Lui, lei e l’altro

“La signora lo aspettava sulla porta e lo tirava dentro come un sorso d’acqua. <<Mia polpa, mia massima polpa>> sclamava il Vanghetta abbracciandola appena dentro la porta e guidandola verso un divano senza sponde, che era l’unico supporto sul quale gli fosse possibile goderla, se non tutta, almeno in gran parte.”

Di Boccaccio e del Decameron c’è ampio spirito in questo romanzo breve di Piero Chiara, tanto  che l’inizio è un’epigrafe della quinta novella della giornata ottava (io vi voglio mostrare il più nuovo squasimodeo che voi vedeste mai). E come lo squasimodeo del grande autore medievale esercita l’attività giudiziaria, anche in questo romanzo il più attuale squasimodeo, tale dottor Augusto Vanghetta, professa l’attività di pretore in Cuvio durante il ventennio e in particolare negli anni Trenta.
Uomo non certo di bell’aspetto (alto poco più d’un metro e mezzo, curvo e quasi gobbo, già grasso e occhialuto a vent’anni e simile a un coleottero o a uno scarabeo stercorario per la sua tendenza a cacciarsi nel sudicio…) è di mediocri capacità professionali, di scarsa intelligenza, ma dotato di un’astuzia da faina e amante anche del protagonismo, alla ricerca di una posizione di prestigio che faccia da contraltare alla sua pochezza. Bugiardo, amante della vacuità, è in preda a un continuo e forsennato desiderio sessuale, un’insaziabile satiriasi che lo porta ad accompagnarsi con qualsiasi tipo e genere di donna, dalla nana alla femmina fatale, dalla prostituta delle case chiuse alle clienti che ha occasione di conoscere nel corso della sua attività.
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Sembravano vele (erano panni stesi) – di Cristina Bove

Sembravano vele (erano panni stesi)

di Cristina Bove

http://ancorapoesia.wordpress.com/

http://imieilibriediti.blogspot.com/

Inverno ondoso nella tazza
del tè_____ limone o latte
mescolanze di luci è l’ora degli inglesi
petit beurre i biscotti francesi
pomodorini appesi alla finestra sud
quasi è meglio il caffè
per me che sono fiore di vesuvio
una bevuta lava

si metta pure comoda signora__lì
di spalle alla grammatica
dovessero sortire lemmi nuovi o
tentativi di scrivere stempiati di
capelli fossili
stacchi da manovrare con circospezione
la mia poesia fa sobbalzare
lo so
ma non s’inclina né
s’inchina
scrivo da centinaia di anni e ancora
non avendo studiato altri poeti
faccio cin cin all’ignoranza che
mi salverà
anzi mi ha già salvata da
contagi

bevo alla mia salute acqua di mare
nella mia tazza preferita blu baviera
e preferisco il sale
mio
al sal_____gemma di monti inospitali.

Luigi Pingitore tra Rimbaud e James Dean. Tutta la bellezza deve morire – di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Luigi Pingitore tra Rimbaud e James Dean

Tutta la bellezza deve morire

di Iannozzi Giuseppe

La bellezza è la forza della giovinezza, spirito apollineo che tutte le porte spalanca. Ma la bellezza è giusto il tempo d’un momento che bisogna saper coglier subito senza tentennamenti, perché una volta passata resta sol più il rimpianto di non aver speso meglio, in maniera conveniente, la propria forza. Lo sanno bene e non lo sanno i personaggi di Luigi Pingitore.

Tutta la bellezza deve morire è romanzo costruito sul delirio poetico e dispersivo d’un’angoscia rimbaudiana: Pier, Dario, Liv, Luca, Silvia, i protagonisti principali del romanzo, sono giovani e belli, e spericolati e angosciati. Coi loro freschi corpi, ancora incorrotti dalla mollezza della maturità, sfidano il mare della costiera amalfitana: Pier e Dario, amici quasi fratelli, perdono intere giornate al sole cercando il punto migliore dal quale tuffarsi in mare, nelle sue profondità. Ogni tuffo è un calarsi nello spirito equoreo di un Nettuno tanto passionale quanto oscuro e ferale. Per loro tuffarsi è sprofondare, è un perdersi nell’estremo tentativo di ritrovarsi, di riconoscere a sé stessi una identità. Pier e Dario sanno di esistere ma non di ‘essere’: le mal de vivre, che accusano sulla loro propria pelle, è di una gioventù bruciata à la James Dean.
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Mariagrazia Buonauro e i suoi ”Sogni tra i fiori” per un romanticismo tutto al femminile – recensione di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Mariagrazia Buonauro

Sogni tra i fiori

Romanticismo al femminile

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Un romanzo delicato, tutto al femminile, quello di Mariagrazia Buonauro, Sogni tra i fiori, (CSA Editrice), sulla falsariga delle avventure sentimentali narrate da Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi, meglio conosciuta al grande pubblico con il nome di Liala, pseudonimo che le fu attribuito dal vate Gabriele D’Annunzio con queste parole: “Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un’ala nel tuo nome”. Ma a differenza di Liala, Mariagrazia Buonauro non porta sulla carta personaggi maschili tutti d’un pezzo, audaci e temerari, o valorosi militari; au contraire, il mondo maschile che l’autrice ritrae è perlopiù abitato da uomini gretti, spesse volte imbelli, doppiogiochisti e maschilisti.

acquista su IBS.itSogni tra i fiori è il racconto d’una storia d’amore burrascosa, dove Laura, protagonista del romanzo, deve suo malgrado fare i conti con una vita sentimentale dominata dall’egoismo maschile. Laura rischia di essere, di diventare un trastullo a uso e consumo di Antonio, un uomo che la ama sì, ma solamente a letto. Laura deve prendere una decisione risolutiva, affinché la sua vita non venga ingoiata dal maniacale ego di Antonio. Non sarà facile dire ‘addio’ all’uomo che per tanto tempo l’ha tenuta sulla corda, sempre illudendola con vuote parole fatte di niente.
Il sogno di Laura è un sogno semplice: una famiglia, un marito, dei figli.

Sullo sfondo d’una città romantica e nevrotica come solo sa essere la bella Napoli, Laura, su due piedi, decide di tagliare i legami con la città, che l’ha vista nascere, per volare a New York dove vive una sua cugina. Nella Grande Mela, Laura conta di rigenerare il proprio spirito e di tornare così ad aver fiducia nell’umanità, negli uomini soprattutto.
Laura incontra Sergio, un uomo dedito all’insegnamento e che, all’apparenza, sembra non avere scheletri nell’armadio. L’incontro tra Laura e Sergio avviene proprio nel corso del viaggio verso la Grande Mela; Sergio è un tipo che sa quello che vuole per sé e per chi gli sta accanto. Sergio e Laura intessono presto una relazione che parte in quarta: “Sei la donna che aspetto da tanto tempo, da una vita… Sai, una volta ero terrorizzato al pensiero di mettere la testa a posto. Pensavo che non mi sarei mai accasato, perché fondamentalmente sono uno spirito libero. Adesso non ne sono più tanto sicuro… voglio dire… Beh, ho conosciuto te e…”.

Sogni tra i fiori è un romanzo tutto al femminile, dove il sentimento femminile è fortemente radicato in alcuni valori (eterni), in primis quello della costruzione d’una famiglia; ma è anche il ritratto d’una città, di Napoli, e non da ultimo è indagine nel pensiero dell’universo maschile con quella delicatezza che solo una donna sa.

Sogni tra i fiori – Mariagrazia Buonauro – CSA Editrice – pagine 130 – ISBN 978-88-96703-03-8 – € 13,00

Mariagrazia Buonauro è nata e risiede a Marigliano, in provincia di Napoli. Laureata con lode, a ventisette anni è entrata nel mondo della scuola ove ha insegnato Italiano e Latino, Filosofia e Storia. E’ docente di materie letterarie presso il Liceo “S. Cantone” di Pomigliano D’Arco (NA). “Sogni tra i fiori” è il suo primo romanzo pubblicato.
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Su IL FATTO QUOTIDIANO, Antonella Beccaria intervista Valerio Evangelisti su ONE BIG UNION

Evangelisti presenta il suo nuovo libro:

“L’ultraliberista Monti? Non cambierà nulla”

di Antonella Beccaria

(Da Il Fatto Quotidiano, edizione di Bologna, 15 novembre 2011)

fonte: eymerich.com

In tempi di nuovi emarginati, indignati e flash mob sotto il segno della “v” di vendetta, quella che fa Valerio Evangelisti nel romanzo appena uscito One big union è la rievocazione di un’utopia. E per parlarne parte con una richiesta: “Non chiedetemi di Eymerich, è morto”. L’inquisitore protagonista di molti suoi libri precedenti sarà anche passato a miglior vita, ma il suo creatore per adesso non sembra sentirne troppo la mancanza perché è la volta di raccontare del sindacalismo rivoluzionario statunitense arrivato a fine corsa degli anni Venti del secolo scorso. Ma che ha lasciato il segno, distinguendosi da un sindacalismo socialista o anarchico soprattutto per la valenza visionaria: arrivare a un’organizzazione che rappresentasse anche i non rappresentati e che di qui modificasse l’assetto sociale, oltre che lavorativo.

I sindacalisti rivoluzionari si muovevano tra boscaioli mutilati, ferrovieri costretti a calarsi sulle rotaie per azionare gli scambi o proletari di campagna. Gente senza importanza nel sistema economico americano di allora perché senza specializzazione. Si infilavano tra cinesi, russi, italiani (definiti i crumiri per eccellenza) e non erano pacifisti. “In realtà subirono la violenza più che praticarla”, dice Evangelisti, “si pensi per esempio a quando erano vittime di tiratori scelti nelle zone minerarie. Ma ci provarono a cambiare”. E ci provarono con strumenti diversi: il fumetto come medium per veicolare contenuti sindacali in mezzo all’analfabetismo e la musica, riscrivendo i testi di canzoni allora in voga come accaduto con l’inno dell’esercito della salvezza, l’unico autorizzato a sfilare pubblicamente.
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Tullio Avoledo – Le radici del cielo. Intervista a cura di Iannozzi Giuseppe – edizioni multiplayer.it

Su Intercom-sf.com intervista a Tullio Avoledo

a cura di Iannozzi Giuseppe

Come vivrebbero gli uomini se si perdesse ogni speranza nel domani e se il giorno del giudizio arrivasse per mano non divina ma umana?
“Un romanzo di ricerca delle possibili radici del futuro, della fede che non è andata persa e di un domani meno cupo di quanto ci si possa attendere”

METRO 2033 UNIVERSE: LE RADICI DEL CIELO

Tullio Avoledo

Prefazione di Dmitry Glukhovsky

edizioni multiplayer,it

Disponibile in tutte le librerie, il romanzo verrà presentato da Luca Crovi a Milano presso Mondadori Multicenter in P.zza Duomo, il 24 novembre.>

Le radici del cielo - Tullio Avoledo
Le radici del cielo è il primo spin off italiano ispirato al romanzo russoMetro 2033, opera prima e caso letterario del giovane scrittore Dmitry Glukhovsky.Dopo essersi appassionato a questo universo post-apocalittico grazie alla passione per i videogiochi del figlio sedicenne, Tullio Avoledo ha scoperto il Glukhovky scrittore, che come lui ama delineare nei propri romanzi scenari immaginari attraverso trame complesse che affrontano importanti temi “umani”.
Così Avoledo ci regala ancora una volta una storia appassionante ed intensa, ricca di sfaccettature diverse e dal finale inaspettato: zombie e creature immonde, fede e spiritualità, bene e male, passione e morte…

IN ANTEPRIMA

Avoledo legge Avoledo all’interno
della Biblioteca Marciana di Venezia
.

Ecco i siti sui quali sono disponibili le pillole video:

FantasyMgazine.it
Mangialibri.com
Stilos.it/blog
Il Recensore.com
LaTelanera.com


Qui la PREFAZIONE di Glukhovsky al romanzo italiano.

Sinossi:
20 anni dopo l’olocausto nucleare Roma è una città desolata e spoglia, fatta solo di rovine. I suoi abitanti sembrano non avere più niente di umano. Il Nuovo Vaticano si è insediato nelle gallerie delle antiche catacombe di San Callisto. È una comunità di poche centinaia di persone, governata da un incerto equilibrio di poteri tra quel che resta della Chiesa e la spietata e corrotta famiglia Mori.
Padre John Daniels, all’epoca del disastro un giovane seminarista, ed ora unico membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, meglio nota, un tempo, con il nome di Santa Inquisizione, viene convocato a sorpresa dal capo del Nuovo Vaticano, il camerlengo Ferdinando Albani, l’ultimo cardinale della Chiesa. Il Papa è probabilmente morto, anche se nessuno può esserne certo. Da allora la sede papale è vacante. Il destino della stessa Chiesa è appeso a un filo: gli equilibri di potere all’interno delle catacombe pendono sempre più a favore della componente laica del Consiglio, l’organismo di governo locale cui appartengono uomini avidi e senza scrupoli. Con la promessa di recuperare il prezioso Tesoro della Basilica di San Marco, il porporato ottiene l’autorizzazione e i mezzi per una spedizione al Nord, nell’antica città di Venezia…Continua sulla SCHEDA

NOTA INTERESSANTE: il romanzo riceverà doppia pubblicazione. A febbraio 2012 infatti sarà tradotto in cirillico ed inserito nella collana dedicata a METRO 2033 UNIVERSE, che attualmente conta 19 romanzi.

In Metro 2033: dopo una catastrofe nucleare, i sopravvissuti si trovano a vivere nelle gallerie della metropolitana di Mosca. Ogni stazione diventa uno stato, lo sfondo perfetto per storie e viaggi avvincenti.
Nata come un’esperienza interattiva sul web nel 2002, dopo essere stato d’ispirazione ad un videogioco (THQ 2010), e dopo aver raggiunto le 300 mila copie vendute solo in Europa, tradotto in 25 lingue ora le ambientazioni post‐apocalittiche dei romanzi di fantascienza di Glukhovsky diventano un modello da internazionalizzare.
Il giovane autore russo ha esportato, infatti, il suo modello narrativo in giro per il mondo. Fino ad ora hanno aderito al progetto, contribuendo al Metro 2033 Universe: Regno Unito, Germania, Spagna, Cuba e probabilmente USA.

Fabio Bussotti. Il cameriere di Borges – in libreria dall’8 febbraio 2012 – Gruppo Perdisa Editore

“Una storia avvincente e avventurosa. Potrebbe essere un bel film, ricco di azione e umanità”.
Liliana Cavani

In libreria dall’8 febbraio

Il prossimo 8 febbraio uscirà in libreria il romanzo Perdisa Pop IL CAMERIERE DI BORGES, di Fabio Bussotti.

gruppoperdisaeditore.it

Fabio Bussotti
IL CAMERIERE DI BORGES
Gruppo Perdisa Editore
Collana Corsari, diretta da Antonio Paolacci
Pagine 304
Prezzo euro 16,00
Isbn 978-88-8372-569-2
Disponibile anche in ebook a euro 6,90 su www.bookrepublic.it

La storia si snoda tra Italia e Argentina, intrecciando temi storici e politici in una trama avvincente, a metà tra thriller e spionaggio. Divertente, ricco e molto cinematografico, il romanzo ha interessato i registi Liliana Cavani e Marco Bechis ed è già destinato a diventare un film grazie a una coproduzione italo-argentina.

Chi è Evaristo Torriani? Perché il suo nome sembra rimbalzare per decenni tra Europa e Sudamerica nei contesti più diversi? Amico di Che Guevara, agente dei servizi segreti, ma anche cameriere personale del grande scrittore Jorge Luis Borges: è possibile che proprio quest’uomo, ormai anziano e con un altro nome, sia il vicino di casa del commissario Flavio Bertone? Fatto sta che è sparito e, poco dopo, sparisce anche la misteriosa busta che il vecchio aveva chiesto al commissario di custodire. Quando poi, viaggiando da Roma a Buenos Aires, Bertone scopre che i servizi segreti stanno ancora cercando Torriani, tutto si complica, perché in quella busta potrebbe esserci un documento molto compromettente: i nomi dei veri genitori degli orfani del regime di Videla. E se invece ci fosse un inedito di Borges?

“Bertone, in punta di piedi, tornò in camera. S’infilò le mutande. In salotto, prese la Beretta dal cassetto della scrivania. Tornò a guardare nello spioncino. Il tipo era ancora lì che cercava di entrare. O come ladro era una schiappa, oppure la serratura del signor Vincenzo era formidabile. Bertone vinse la paura che gli aveva raddoppiato i battiti cardiaci e spalancò la porta: «Mani in alto!”.

Fabio Bussotti è nato nel 1963 ed è uno degli autori e attori più poliedrici d’Italia. In teatro ha affi ancato, tra gli altri, David Haughton, Giorgio Albertazzi, Adolfo Celi, Ermanno Olmi, Vittorio e Alessandro Gassman. Per il cinema ha lavorato con Federico Fellini (L’intervista, 1987), Liliana Cavani (Francesco, 1989, per il quale ha vinto il Nastro D’Argento), Francesca Archibugi (Verso sera, 1990), Mario Monicelli (Come Quando Fuori Piove, 2000). Ha inoltre recitato in numerose fi ction televisive. Egli stesso drammaturgo, è autore di numerosi testi portati in scena dal 1991 a oggi. Come romanziere ha esordito nel 2008 con L’invidia di Velázquez (Sironi).

Mariagrazia Buonauro Sogni tra i fiori Romanticismo al femminile. Leggi la recensione di Iannozzi Giuseppe (aka King Lear) sul suo blog

Mariagrazia Buonauro

Sogni tra i fiori

Romanticismo al femminile

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Un romanzo delicato, tutto al femminile, quello di Mariagrazia Buonauro, Sogni tra i fiori, (CSA Editrice), sulla falsariga delle avventure sentimentali narrate da Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi, meglio conosciuta al grande pubblico con il nome di Liala, pseudonimo che le fu attribuito dal vate Gabriele D’Annunzio con queste parole: “Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un’ala nel tuo nome”. Ma a differenza di Liala, Mariagrazia Buonauro non porta sulla carta personaggi maschili tutti d’un pezzo, audaci e temerari, o valorosi militari; au contraire, il mondo maschile che l’autrice ritrae è perlopiù abitato da uomini gretti, spesse volte imbelli, doppiogiochisti e maschilisti.

LEGGI TUTTA LA RECENSIONE SUL BLOG DI IANNOZZI GIUSEPPE

Vittorio Sartarelli. Intervista all’Autore di «Una vita difficile» a cura di Iannozzi Giuseppe

Vittorio Sartarelli

Intervista all’Autore di
Una vita difficile

a cura di Iannozzi Giuseppe

gruppo Albatros il Filo

Leggi anche: Vittorio Sartarelli. Una vita difficile, recensione di Iannozzi Giuseppe

1. Chi è lo scrittore Vittorio Sartarelli? In tanti, forse in troppi, oggi scrivono libri: perlopiù ci si trova a dover fare i conti con lavori scritti o da ghostwriter o rimaneggiati dagli editor in maniera davvero pesante. Tu invece, Vittorio, sei uno scrittore passionale che scrive per raccontare la realtà, soprattutto esperienze personali che possono tornare poi utili al prossimo.

“Vittorio Sartarelli è uno scrittore che si esprime con realismo e semplicità e che si basa sulla linea della più tipica narrativa verista”, così sono stato etichettato dalla Dottoressa Pasqualina Genovese D’Orazio, critico artistico letterario dell’Accademia Internazionale Francesco Petrarca di Viterbo.
Questa definizione mi onora e mi autorizza ad aumentare l’autostima sulle mie capacità espressive di scrittore. Mi è sempre piaciuto scrivere, sin dai tempi del Liceo e soprattutto mi è sempre piaciuto raccontare la realtà delle cose, senza inventare e rifuggendo da qualunque ampollosità letteraria o esibizionismo culturale. Oggigiorno esiste una miriade di nuovi scrittori e molti di essi farebbero bene a cambiare mestiere ma, questo non spetta a me dirlo perché, ovviamente, sarebbe una dichiarazione di parte.

Vittorio Sartarelli - Una vita difficile2. “Una vita difficile” è un romanzo prettamente autobiografico, confessionale oserei dire, dove si racconta la non poco difficile vita del giovane Marco e della sua compagna. Nel tuo romanzo, Vittorio, sempre è presente la Fede: anche nei momenti più difficili Marco è forte e si fa forte confidando nella Provvidenza.
La Fede quanto è importante per Marco? E per te, Vittorio Sartarelli

“Una vita difficile” è un romanzo autobiografico, come del resto, quasi tutta la mia narrativa.
Io ho avuto una vita molto varia e articolata con non poche difficoltà ed essendo ormai prossimo all’”occasum” della vita stessa, mi è sembrato utile raccontare le mie esperienze, poiché esse possono essere d’aiuto alle nuove generazioni e sempre confortato dalla Fede esse possono essere un messaggio che recepito bene può dare buoni frutti.
La Fede per Marco non solo è importante ma costituisce il motivo più valido per affrontare la vita con serenità e con speranza e, se si ha veramente questa Fede, tutto sarà più facile e le difficoltà della vita potranno essere affrontate e superate con maggiore successo.
Questa è la filosofia di vita di Marco, la quale, compensata e arricchita dalla fervente religiosità di Sara, ha dato i suoi frutti e, poiché Marco è il mio alter ego letterario è stata anche la mia speranza e le mie certezze.

3. Perché scrivere del giovane Marco adesso, in questo particolare momento storico che è di profonda crisi di valori sociali, politici e religiosi?

“E’ fin troppo evidente che l’intera società attuale è attraversata da una profonda crisi di valori fondanti e fondamentali, nel caos, apparentemente ordinato, in cui oggi viviamo dove sono poche le cose certe che valgono ancora e che funzionano, dove la litigiosità politica e la lotta per il potere, non permettono l’attuazione di riforme necessarie, progetti validi, promulgazione di leggi e provvedimenti veramente utili e necessari alla collettività, sarebbe necessaria una svolta epocale, forte e decisa che crei un’inversione di tendenza all’attuale declino di valori e di principi”.
Così scrivevo nel mio saggio La famiglia oggi pubblicato nel 2009. In conclusione, il messaggio affidato al mio libro è un inno alla vita e ai valori fondamentali di essa con in testa la famiglia, alla quale ridare forza e costrutto nella sua concezione di come era una volta, almeno, fino a sessanta anni fa, avere fede in Dio e vivere la propria vita nel lavoro e nell’onestà, senza accettare compromessi.

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Luisito Bianchi. Una lettera di Paola Borgonovo ripercorre le tappe della pubblicazione de La Messa dell’uomo disarmato

Luisito Bianchi

Una lettera di Paola Borgonovo ripercorre le tappe
della pubblicazione de La Messa dell’uomo disarmato

«Caro Giulio (*),

mi chiedi che effetto mi fa vedere La messa dell’uomo disarmato pubblicata. Ci provo a dirtelo, ma devo partire un po’ da lontano. Circa dieci anni fa (mese più mese meno), un’amica – un’amica cara – mi regala una copia del romanzo nell’edizione pro manuscripto. La sua dedica dice, più o meno, ti regalo questo libro perché è molto bello e, testuale, “…perché tengo a dividere con gli amici quello che mi capita”. Questo è stato l’inizio, per me. La scorsa estate (2002) presto il mio volume della Messa (familiarmente detta) a Enrica, in una sorta di più o meno cosciente elezione. Lei torna dalle vacanze e mi dice quanto sta amando questo libro e mi dice anche che “questo libro fa accadere cose”. Per me è stato come il chiudersi di un cerchio: un’amica ha voluto condividere questo romanzo come si condivide un fatto, un evento – bello – e un’altra amica me lo ha restituito nello stesso modo. Così, mi rendo conto che, per quanto mi riguarda, questo libro (già a monte, cioè prima che iniziasse il nostro lavoro editoriale) è l’origine di una catena di fatti che si sono verificati e succeduti per sua forza. Non intendo dire solo che ha catalizzato eventi, ma proprio che li ha generati. Così, in estrema sintesi, vedere la Messa pubblicata, vederla in libreria, mi dà l’idea che un fatto, un evento bello sia in circolazione e che potrà andare ben più lontano della mia copia originaria – la copertina bianca ormai più che grigia e sporca – che è passata credo almeno per venti paia di mani, comprese le tue, giulio.
La Messa mi ha confermato alcune cose che già mi giravano in testa. Ad esempio, con Paolo quasi vent’anni fa ci eravamo fatti un ex libris, con su scritto “la verità vi farà liberi”, perché ci pareva che i libri fossero per noi una strada importantissima di questa interminabile ricerca. Ho applicato con particolare convinzione il nostro ex libris alla Messa, perché è un libro che con la verità c’entra moltissimo. Non lo dico perché penso che dica o insegni “la verità”. Lo dico perché è un libro che è nato per necessità, che si porta dentro la propria necessità.
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La passione del calcio di Franz Krauspenhaar. Recensione di Gordiano Lupi

La passione del calcio

Franz Krauspenhaar

di Gordiano Lupi

Fonte: kultunderground.org

www.gruppoperdisaeditore.it

Arrembaggi, la collana diretta da Antonio Paolacci, aggiunge un nuovo titolo di valore dopo Niente da capire di Luigi Bernardi.

La passione del calcio non è un romanzo autobiografico come recita il sottotitolo, ma un contenitore di sensazioni e ricordi legati al mondo del calcio e a una passione che – come tutte le passioni – finisce per sfiorire. Franz Krauspenhaar è scrittore navigato, nato nel 1960, ha pubblicato Era mio padre (Fazi), scrive poesia (si sente dallo stile elegiaco della sua prosa), ma ha il dono non comune di un periodare sciolto che riesce a coinvolgere. I ricordi del calcio servono per compiere un viaggio a ritroso nella memoria, nei sogni in bianco e nero, per un tuffo nell’infanzia di una generazione che pensava di restare eternamente bambina. Negli anni Settanta non eravamo consapevoli che saremmo dovuti diventare grandi, capitava di pensare al futuro solo quando guardavamo i Pronipoti alla televisione e in ogni caso il futuro erano i nostri genitori. Il presente, invece, era un pallone Super Tele da rincorrere in un piazzale sterrato, sognando i nostri eroi della domenica in un campo di calcio.
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Michele Monina prefazione di Gianni Biondillo 10 modi per diventare un MITO (e fare un pacco di soldi) una recensione bastardissima

Michele Monina

prefazione di Gianni Biondillo

10 modi per diventare un MITO
(e fare un pacco di soldi)

una recensione bastardissima

di Iannozzi Giuseppe

Gabriele Dadati me l’ha spedito per posta, a tutti i costi, nonostante gli avessi risposto con una frase ad effetto che il libro non m’interessava affatto. Bene. Male. La prefazione è di Gianni Biondillo, il libro invece l’ha scritto un certo Michele Monina, che si vanta d’aver venduto qualcosa come 600.000 copie dei suoi libri, perlopiù biografie su fin troppe note rockstar manchevoli d’un vero talento e che però riescono a far parlare di sé.

Sono costretto a fare lo stronzo, ma io questa recensione non la volevo scrivere, né avevo voglia di leggere 10 modi per diventare un mito (e fare un pacco di soldi), tanto più che, detto a denti stretti, a me Gianni Biondillo, se solo potesse farla franca senza finire in galera, mi sparerebbe a bruciapelo, mentre Michele Monina, come minimo, mi spaccherebbe in testa l’opera omnia di Michael Jackson. Ovviamente, prima di farmi fuori, si preoccuperebbero d’aver loro accanto un giornalista di grido, di quelli che scrivono per le riviste patinate, o una qualsiasi testa di cazzo armato di iPhone perché riprenda la scena… e la sbatta poi su YouTube. Biondillo, giallista incallito, diventerebbe forse famoso, molto più famoso: un giallista che uccide un giornalista, poco ma sicuro, che sarebbe ghiotta notizia per ben più d’un gossipparo cocainomane. E Monina finalmente troverebbe il suo nome scritto a caratteri cubitali sui quotidiani, mentre oggi, nonostante il pacco di copie vendute, nessuno sa chi esso sia tranne (forse) gli addetti ai lavori: perché, purtroppo per lui, Monina è sì uno scrittore ma specializzato in biografie, per cui il suo nome scompare letteralmente sotto la pesantezza di Michael Stipe, Lady Gaga, Vasco Rossi, Fabri Fibra, Mondo Marcio, etc. etc.
Monina, Michele Monina ha scritto anche dei romanzi… e a parte me e pochissimi altri, temo per lui, che nessun altro ne abbia contezza. Però ha venduto 600.000 copie di biografie di grandi personaggi, osannati dai giovanissimi, da tanti e tanti adolescenti brufolosi e vergini, e sotto sotto pure un po’ finocchi (anche se non hanno ancora preso coscienza che a loro gli piacciono le drag queen e le trans).
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Marco e Mattio – Sebastiano Vassalli – recensione di Renzo Montagnoli

Marco e Mattio - Sebastiano Vassalli

di Renzo Montagnoli

http://larmoniadelleparole.blogspot.com/

Il male e il bene

L’unica cosa che il tempo non è riuscito a far sparire del tutto, nel caso di Mattio come in quello di Gesù di Nazateh, è una traccia che gli uomini – non tutti, fortunatamente, ma nemmeno pochi! – si lasciano dietro come le lumache si lasciano la bava, e che è il loro segno più tenace e incancellabile. Una traccia di parole, cioè di niente. Gli edifici crollano e vengono ricostruiti, le città muoiono, le montagne sprofondano: solamente la parola, di tanto in tanto, riesce a darci un’illusione d’immortalità che contrasta con tutto ciò che vediamo e conosciamo, e con la nostra stessa ragione. Come scrivere sull’acqua, o scolpire il vento…”   

La storia siamo noi, con l’esistenza che conduciamo ogni giorno, con i nostri piccoli fatti, le nostre convinzioni, i nostri sentimenti.
Nei libri di Sebastiano Vassalli non si racconta mai dei grandi personaggi, che magari pure sono presenti come sfondo del palcoscenico della rappresentazione. Sono i piccoli uomini, gli umili, gli ignoti che vengono alla ribalta, ombre spesso confuse ma che riescono a delineare perfettamente il percorso dell’umanità. E’ così in Cuore di pietra, in Le due chiese, perfino in quel romanzo così angosciante che è La chimera.
La stessa cosa avviene in Marco e Mattio, una vicenda per certi aspetti surreale, ma che fa emergere dall’oblio le miserie di un’epoca, fatta di fame per la povera gente e di lusso, ostentato, per i ricchi borghesi e per i nobili.
Vassalli narra di Mattio Lovat da Casal di Zoldo, un povero ciabattino sofferente di pellagra e che nelle sue farneticazioni, provocate dalla malattia, si illude che, immolandosi come Gesù Cristo, salverà il mondo. Non riuscirà a perire sulla croce, ma se ne andrà in silenzio, rifiutando il cibo, nel manicomio di Venezia, diventando uno dei primi casi clinici della psichiatria moderna.
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Un racconto di Calvino al premio Calvino – di Lucio Angelini

Un racconto di Calvino al premio Calvino

di Lucio Angelini

Fonte originale: Carmillaonline, qui

SilviaMenuzzi.jpgL’esperimento di scrittura medianica stava riuscendo. La mano dell’esangue scrittore inedito (anni e anni di manoscritti respinti, di pugnalate al cuore…) aveva iniziato a muoversi nel buio.
Scrisse solo: “L’ele“. E si bloccò.
“Calvino! Calvino! Italo Calvino!” urlò mentalmente Vitalino Calò, irrigidendosi tutto. “Scrivilo tu il racconto! Vincilo tu il premio Calvino dell’89! Compi questa suprema ironia!”
La penna riprese a tremolare. Tracciò sette lettere, “fangelo“, che si aggiunsero alle precedenti di “L’ele“.
Sì, certo! L’elefangelo…
Ma che strano titolo!
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La più grande cagata dopo il Big Bang, ovvero niupeppica e mafiette pseudo-culturali – di Iannozzi Giuseppe

La più grande cagata
dopo il Big Bang

di Iannozzi Giuseppe

Sono nato nel 1482 d.C. e sono finito al rogo all’età di trenta anni. La mia colpa, secondo la Santa Inquisizione, è stata quella d’aver detto che ‘la cacca produce metano’.
Mi hanno bruciato vivo gridandomi addosso ‘merdaccia umana, caga fuori il metano’.
Mentre le fiamme m’avvolgevano tutto non ho resistito, il mio sfintere s’è dilatato rilasciando scoregge a volontà e cacca in gran quantità. Il mio supplizio pareva non dovesse aver mai termine. Ancor oggi non saprei dire se furono peggio le lingue di fuoco o la puzza immonda che m’avvolse in larghe spire per poi subito sposarsi alla cenere del rogo.

E’ quasi il 2012 dopo Cristo.
Sono vivo, nonostante la crisi economica.
Sono tornato indietro. Però quand’ero morto, ero morto e basta. Non c’era un cavolo di niente. Semplicemente non esistevo.
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