Alla fine della fiera… | di Lord Ninni (Ninni Raimondi)

Alla fine della fiera…

di Lord Ninni (Ninni Raimondi)

Tirando le somme, alla fine, le cose sono andate proprio come si diceva! Si è raggiunto il “buon compromesso”. Abbiamo la riforma del mercato del lavoro che il bocconiano Rag. Monti – totalmente sprovvisto di comune senso del pudore – la definisce di portata “storica”. Così, sono tutti contenti, ad iniziare da:

1) Il Rag.Monti, che è andato in giro per il sud-est asiatico, a vendere la pelle dell’orso già agonizzante, ancora prima d’avergli inferto il caritatevole colpo di grazia.

2) Mr.Bersani, che ha ottenuto la sua “manutenzione” riuscendo a tenere insieme il PD e la Cgil.

3) Il PDL che deve pure avere (quasi sicuramente) ottenuto qualcosa nel merito e forse qualcosa anche a “compendio”.

Nel merito, perché la storica riforma è, in gran parte, l’ennesima e sonora presa in giro! A “compendio” perché vige il legittimo sospetto che qualcosa si sia dovuto concedere all’On. Alfano (quale segretario politico del Partito in questione, ovviamente) affinché non ruggisse contro la manutenzione “snaturante” della riforma avanzata da Bersani. Forse si tratta dell’accordo, vitale, sulla legge elettorale che, liberando il PD dalla fatica delle alleanze elettorali, avrà come effetto collaterale, l’apertura di un’autostrada per proseguire, sotto mentite spoglie, l’esperienza del “governo tecnico”?

Per quello che ci riguarda, leggiamo, molto rapidamente il testo “governativo“. Lasciamo ad altri meno “stanchi” e più ferrati in materia la disamina sui singoli articoli.

E’ da rilevare che, per quanto riguarda la cosiddetta flessibilità in entrata, è accaduto ben poco di quello (e sembrano passati cento anni) che la Ministra Fornero (Sono Elsa e risolvo problemi) annunciava, con competente cipiglio, a noi profani e ignoranti, che ci sarebbe stato un unico (poi corretto a: tendenzialmente unico) contratto d’ingresso e un moderno e universale sistema di ammortizzatori sociali.

Sembrano tante, ma tante, sciocchezzuole da Bar Sport.

Quanto all’apprendistato tanto decantato, abbiamo la quota del 30% di assunti a tempo indeterminato laddove, per continuare a farvi ricorso, non sembra una gran cosa come sbarramento al precariato. Per il resto, le categorie imprenditoriali protestano per il minimo aumento contributivo a valere sui lavoretti precari, ma sanno benissimo che il modesto maltolto può essere agevolmente scaricato sui lavoratori, giovani o vecchi che siano.

Sulla flessibilità in uscita è da riservarsi un’analisi più approfondita. Almeno per quello che mi riguarda, che poco ne capisco e che tuttavia mi ostino, spudoratamente, a scriverne e discuterne con quel malvagio preconcetto che mi soffoca nei confronti della “classe tecnica“, tanto competente quanto sbadata. Almeno a valere sugli “esodati”.

Tuttavia, ad occhio e croce, nonostante la “manutenzione” ottenuta, l’art 18 mi sembra aver ricevuto un brusco ridimensionamento grazie a quella paroletta: “insussistenza”, vergata dal bocconiano Rag. Monti. La stessa rapida dinamica, che viene descritta nel testo governativo, lascia pochi spazi ad un utilizzo antidiscriminatorio della nuova norma. Il reintegro, che pure riappare sulla carta, sembra presto destinato a scomparire, del tutto, nella realtà dei fatti. Alla fine della fiera, tra flessibilità in entrata e flessibilità in uscita, la riforma storica, spacciata per flexsecurity (modello danese o tedesco o tutto quello che vi pare) si caratterizza per il mantenimento di un elevato grado di insicurezza e precarietà, tanto che, quando saremo nel 2017 nessuno andrà a chiederne conto al duo Monti-Fornero.

Sia come sia , “Cresci Italia“, dice la propaganda ragionieristica montiana. Che bella cosa!

Ma dove?
Ma come?
Ma quando?

La disoccupazione è tornata ai livelli record dell’inizio degli anni ’90, mentre il record si è raggiunto anche nell’ammontare del debito pubblico; i prezzi salgono e i consumi calano in modo allarmante; il PIL è previsto in calo dell’1,5% secondo i tecnici, mentre andrà molto grassa se riuscirà a diminuire “soltanto” del 2,5%. (Per verificare questa infausta previsione basterà attendere la fine del 2012). Intanto, il Signor Spread impazza di nuovo. Frega un bel niente, a Lui (lo spread), della riforma storica. Anche perché non c’è mai stato nessuno, seppur fuggevole, rapporto tra Lui e il lavoro.

Mi chiedo: ma cosa c’entra l’Industria della Finanza con la creazione di Valore attraverso il lavoro umano? Nulla, appunto.

Oppure ancora meglio: meno lavoro si crea, più s’indebolisce l’economia. Per cui ciò che un tempo si soleva definire come “base produttiva”, regala maggiori vantaggi ai finanzcapitalisti che, anche dopo il 2008, nella deregolazione totale continuano, indisturbati e impuniti, a scommettere sui principali fattori di crisi e non certo sulla crescita.

Comunque sia, abbiamo avuto il “Salva Italia” e adesso ci danno il “Cresci Italia”. Rimane da capire che cosa bolle in pentola al fine di occupare il tempo, che rimane, fino alla fine della legislatura. Spero non si tratti di “Un’asta per l’Italia: vendiamo, in stock, al migliore offerente”!

Provo, soltanto, una gran pena per un uomo, uno stimato economista che ha bruciato la sua unica risorsa: Quella di stare zitto!

Cordialità

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