Chiara Perseghin intervistata per Julian Assange. Nemico Pubblico Numero Uno – a cura di Giuseppe Iannozzi

Chiara Perseghin

Julian Assange. Nemico Pubblico Numero Uno

a cura di Giuseppe Iannozzi

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Chiara Perseghin - Julian Assange. Nemico pubblico numero uno

1) Julian Assange. Personaggio controverso per alcuni, un Robin Hood per molti, un uomo pericoloso per molti altri. Ma di fatto Assange ha cambiato il volto del giornalismo traducendolo in giornalismo scientifico. Tu, Chiara Perseghin, nel tuo saggio “Julian Assange. Nemico Pubblico Numero Uno”, non scrivi l’ennesima biografia sul più celebre hacker del mondo, ti preoccupi invece di tratteggiare un profilo caratteriale e talvolta psicologico e filosofico di Assange quasi fosse una rockstar. Potresti spiegare il perché di questa tua scelta?

È una scelta che nasce da una mia curiosità personale. Quando ho iniziato a pensare che avrei potuto scrivere qualcosa su Julian Assange mi sono guardata un po’ attorno. L’idea risale a un paio d’anni fa, quando il fenomeno Assange era all’apice e da noi ancora non si trovavano libri sull’argomento. C’erano già alcuni saggi stranieri scritti dai giornalisti delle testate che avevano avuto a che fare con i file di WikiLeaks, ma si trattava per lo più di raccolte di cable forniti da Assange. Non potevo certo competere con loro. L’idea quindi è nata anche dalla mia curiosità – potrei dire tipicamente femminile – di raccontare Julian Assange come persona: i suoi pregi, i suoi difetti, le sue paure, il suo modo di porsi al pubblico.

2) Perché mai un hacker non dovrebbe essere interessato al proprio look? Assange dà l’idea d’essere un tipo molto tenace, uno spirito indomito. Dovrebbe forse apparire dimesso e depresso, come un nerd, per risultare forse più credibile agli occhi di chi oggi nutre dei dubbi su di lui?

Chiara Perseghin

In effetti ho dedicato un intero capitolo del mio saggio all’aspetto di Assange, con una attenta disamina del suo look. Hai ragione: perché non dovrebbe essere attento alla sua immagine? Viviamo in un’epoca in cui l’apparenza sembra essere molto più importante della sostanza. Anche Assange non è da meno. Io sostengo che il suo aspetto fa parlare di lui perché nell’immaginario dei più – sicuramente vecchio e retrogrado – l’hacker deve essere un nerd sfigato. Forse sono stati influenzati da vecchi cliché cinematografici. Se poi vogliamo guardare ad anni più recenti, penso al look di Neo, il protagonista di Matrix, che forse non è proprio un hacker, ma ci va molto vicino. Comunque Non penso che adottare i panni del nerd potrebbe far cambiare idea su di lui a coloro che lo contestano. È solo una comoda scappatoia. Non sanno a cosa attaccarsi, non trovano argomenti convincenti e il look è l’agnello sacrificale.

3) Mendax, l’Orazio del 2000 magnificamente mendace, negli anni Novanta era uno dei tanti hacker in circolazione, nulla di più. Nessuno sospettava che un giorno avrebbe occupato le copertine dei giornali di mezzo mondo e più. L’affascinante quarantenne, bianco di capelli (forse a causa del notevole stress cui è stato sottoposto negli ultimi anni), per quali motivi ha attirato la tua attenzione?

OK, sarò sincera. All’inizio non nego che l’aspetto abbia giocato un ruolo, ma solo molto marginale. In realtà mi ha colpito il suo modo di agire, come riusciva a tenere sotto scacco i potenti della terra. Da appassionata di tecnologia mi sono hanno affascinata ai suoi inizi. Il passaggio da Mendax a Assange Hacker-giornalista. La scelta del paese dove operare in libertà in modo legale, la filosofia del suo WikiLeaks: una sorta di Open Source globale, dove chiunque poteva, e può tuttora, dare il suo contributo.

4) Di cosa parliamo quando parliamo di giornalismo (scientifico) investigativo? Assange è anche un giornalista?

Sì, Assange è anche un giornalista. È un giornalista di quelli ‘investigativi’, cioè non aspetta seduto dietro la scrivania che gli arrivino le notizie, ma fa di tutto per trovarle. Non si ferma in superficie, deve andare a fondo delle questioni. Non gli basta la parte finale, la conclusione, vuole sapere tutto, dall’inizio alla fine. Ed è proprio questa completezza delle notizie in suo possesso che fa gola ai vari giornali. Molto più semplice pagare Assange piuttosto che andarle a cercare.

5) E’ tua opinione che Mendax non abbia cambiato il mondo. Ma ha messo in ginocchio più d’un governo con i suoi cable.

Certo! Non si può dire che Assange abbia cambiato il mondo. Mi sembra eccessivo. Direi invece che ha cambiato il modo di fare giornalismo. Ha portato una sorta di rivoluzione cyber nel vecchio mondo della carta stampata, ingessato e un po’ stantio. Sì, ha messo in ginocchio parecchi governi con le sue informazioni. Molte volte ha dato notizie che già si sapevano, o quantomeno che si immaginavano ma nessuno aveva ancora avuto il coraggio di metterle nero su bianco.

I cable hanno decisamente messo in ginocchio i potenti della terra. Improvvisamente sono stati tutti messi a nudo. Sono crollati i filtri, le barriere che li proteggevano e il mondo ha finalmente visto con occhi diversi, per la prima volta, il vero volto di chi governa. Nessuno escluso, tanto che anche il Vaticano si è incagliato nelle maglie di WikiLeaks.

6) Le testate giornalistiche che collaborano con Assange parlano di cablogrammi, talvolta di e-mail. Qual è la differenza?

In realtà ho scoperto che il termine cable viene ormai usato indebitamente. I cable, ovvero i cablogrammi, erano messaggi telegrafici che venivano inviati attraverso un cavo sottomarino e furono usati durante la guerra. Poi il loro posto è stato preso dalle comunicazioni radio. Nel caso di Assange, quindi, non ci sono cable ma email. L’America ha messo a punto un super sistema blindato di scambio di informazioni utilizzando sostanzialmente l’email. Peccato che sulla sua strada abbia trovato un super hacker chiamato Julian Assange. Nel mio saggio c’è un intero capitolo dedicato all’argomento. Ho cercato di spiegarlo al meglio proprio perché io per prima mi sono trovata a combattere a volte con notizie che parlavano di cable e altre che parlavano di email. Spero di essere riuscita a fare un po’ di chiarezza.

7) Nell’immaginario comune l’America è terra di libertà, di opportunità, di democrazia. Attraverso la diffusione di diversi cable, Assange ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica fatti davvero sconcertanti in merito alla politica USA. Barack Obama oggi lo considera un pericoloso nemico. A suo tempo, la campagna elettorale di Obama si basò anche su una maggiore trasparenza; nel momento in cui Assange ha usato i cable in suo possesso per portare un po’ di trasparenza sulla politica made in USA, ecco che Obama e la Clinton vorrebbero per lui l’ergastolo a vita se non addirittura la pena capitale. Democrazia e trasparenza par non vadano d’accordo nel paese a stelle e strisce. Come te lo spieghi?

Probabilmente perché è più facile a parole che non con i fatti. È inutile, tutti hanno almeno uno scheletro dentro l’armadio; pensano che non sia importante, che si possa anche sacrificare in nome della trasparenza, ma quando qualcuno forza la trasparenza non si è poi così disposti.

8) Il tuo saggio si basa su delle informazioni perlopiù reperite in Rete: in appendice al volume c’è una esaustiva sitografia. Gli italiani leggono poco, non è una novità, e leggono ancor meno i quotidiani. La maggior parte delle informazioni sono oggi reperibili attraverso il servizio Word Wide Web (www), sono dunque accessibili a tutti o quasi, perché, ahinoi, c’è difatti chi ancor oggi non ha un minimo di alfabetizzazione informatica. Si parla spesso di too much information. Avere a disposizione tante informazioni e non riuscire a gestirle in maniera conveniente potrebbe rappresentare un problema? Per chi?

Oggi penso sia davvero davvero difficile non essere informati. Purtroppo c’è chi ci riesce, ma non capisco proprio come si possa vivere, oggi più che mai, senza un briciolo di informazione. Per noi che invece amiamo esserlo, oggi c’è veramente un eccesso di notizie. Chi ha un po’ di alfabetizzazione informatica – hai ragione, siamo ancora molto arretrati in Italia – può trovare notizie sui siti dei giornali, su Google News che raccoglie materiale ovunque, sui social network; penso soprattutto a Twitter che per molti è diventato l’unico mezzo di informazione, soprattutto all’estero. La troppa informazione, se di qualità, non penso sia un problema; lo diventa quando non ti da nulla. I famosi 57 canali della canzone di Bruce Springsteen con dentro niente. Oggi i canali televisivi sono il doppio, forse anche il triplo, ma per molti vale il concetto di Springsteen.

Il problema di come gestire le informazioni c’è, ma non è il caso di Assange. Proprio per non incorrere nell’uso errato si è appoggiato ai maggiori quotidiani, che sono sempre avidi di notizie. Mettici poi il fatto che oggi non c’è quasi  più la figura del giornalista che parte a caccia di notizie e quindi come fare? Il nostro Hacker-giornalista ha trovato la soluzione. Lui fa il lavoro sporco per gli altri.

9) Julian Assange è stato accusato di stupro; tuttavia il racconto di chi l’accusa fa acqua da tutte le parti. Sembrerebbe più che altro una maldestra manovra per screditare l’hacker e condannarlo.

Sì, questa è anche la mia opinione e penso si evinca anche dal capitolo del mio saggio dedicato all’argomento. Come dici tu giustamente, l’accusa di stupro non regge, ma fa comunque comodo. A chi? Beh, se riescono a portarlo fuori dall’ambasciata ecuadoregna, dove ha chiesto asilo politico, Stoccolma potrebbe trasferirlo davanti a un tribunale di Washington. L’America non aspetta altro; in questo modo potrebbe chiederne la condanna a morte per gli oltre 250mila documenti segreti americani pubblicati su WikiLeaks.

10) Quand’anche gli USA o un altro paese riuscissero a condannare Assange, dubito che WikiLeaks cadrebbe: i suoi sostenitori sono sparsi in tutto il mondo e così anche le informazioni che l’hacker ha distribuito.

Sono completamente d’accordo. In effetti già sta accadendo. Proprio in questi giorni WikiLeaks ha reso noto un gran numero di email – l’esclusiva per l’Italia è stata data all’Espresso – che dimostrerebbero il coinvolgimento dell’italiana Finmeccanica nel fornire un sistema di comunicazioni al regime di Bashar al-Assad e che l’assistenza dall’Italia è proseguita anche durante gli scontri. Come vedi, tutto continua e le notizie arrivano, inesorabili; difficile non essere informati.

11) Ieri il nemico pubblico numero uno era Bin Laden. E’ stato eliminato, perlomeno così dice Obama. Adesso il Numero Uno è diventato Julian Assange. Com’è possibile che una certa fetta di americani riescano a mettere sullo stesso piano Bin Laden e l’hacker Assange?

Hai ragione, il nemico pubblico numero uno era Bin Laden e ora Assange, ma penso non si possano mettere in relazione tra loro. Sono entrambi nemici pubblici, ma per motivi diversi. Bin Laden con gli attentati dell’11 settembre 2001 ha fatto piombare un intero paese, anzi direi il mondo intero, nella paura più cupa. Bin Laden usava la violenza, mentre Assange usa le informazioni. Sono due tipi di armi differenti. Feriscono entrambe, ma in modo diverso.

12) Nel tuo saggio evidenzi delle possibili contraddizioni in Assange, che, volenti o nolenti, è anche un personaggio di bella presenza che fa illanguidire non poche donne. A tuo avviso, qual è la sua contraddizione maggiore?

Forse il rapporto ambiguo che ha portato avanti con i giornali, che a tratti non ha esitato a “usare” in maniera fin troppo spregiudicata, alimentando così anche certe accuse di avidità. Accuse secondo me infondate, ma comprensibili in un contesto torbido come quello della partnership “viziata” tra alcune grandi testate e Assange.

13) “Julian Assange. Nemico Pubblico Numero Uno”: a chi consiglieresti di leggere questo tuo brillante e scorrevole saggio?

A tutti coloro che vogliono conoscere qualcosa di più su Julian Assange.  Sui suoi inizi, la sua vita e il suo lavoro. Ma anche a chi cerca un volumetto agile che gli racconti chi è Julian Assange, cosa ha fatto e perché.

Grazie, Chiara Perseghin. Sei stata davvero molto generosa rispondendo alle tante domande, non sempre facili, che ti ho posto. Ti auguro ogni sorta di bene, per la tua vita professionale e privata.

Chiara PerseghinJulian Assange: nemico pubblico Numero Uno – Editore: CIESSE Edizioni – Genere: Saggio – Prefazione a cura di: Roberto Aldo Mangiaterra di Reset Italia – Pagine: 144 – Collana: WHITE – 1ma edizione: giugno 2012 -ISBN Libro: 978-88-6660-038-1 – ISBN eBook: 978-88-6660-039-8 – Libro euro 14,00eBook euro 5,00

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