La cattiva strada. Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe a breve in libreria

La cattiva strada

Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe a breve in libreria

incredulità di San Tommaso - Caravaggio

incredulità di San Tommaso – Caravaggio

leggi qui, in anteprima. un breve estratto
da La cattiva strada di Iannozzi Giuseppe

L’ultimo segreto di Nietzsche – Giuseppe Iannozzi detto Beppe – su Postpopuli.it recensione e intervista all’autore a cura di Giovanni Agnoloni

L’ultimo segreto di NietzscheGiuseppe Iannozzi detto Beppe – su Postpopuli.it recensione e intervista all’autore a cura di Giovanni Agnoloni

L'ultimo segreto di NIetzsche di Beppe Iannozzi - su Postpopuli recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

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La lebbra – Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario – la pagina dedicata

La lebbra – Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario – la pagina dedicata

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Gordiano Lupi. Intervista all’autore per “Gloria Guida. La Marilyn Monroe degli anni ’70″ (Il Foglio letterario) – di Giuseppe Iannozzi

Gordiano Lupi.
Intervista all’autore per “Gloria Guida.
La Marilyn Monroe degli anni ’70″

di Iannozzi Giuseppe

Il Foglio LetterarioEuro 4,90

Formato: Formato Kindle
Dimensioni file: 1487 KB
Lunghezza stampa: 183
Editore: Il Foglio letterario (1 maggio 2013)
Lingua: Italiano
ASIN: B00CM6DVZG

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Gloria Guida, La Marilyn degli anni '70 - Gordiano Lupi

Gloria Guida, La Marilyn degli anni ’70 – Gordiano Lupi

Il Foglio letterario - di Gordiano Lupi1. Gordiano Lupi, nell’introduzione all’ebook GLORIA GUIDA. La Marilyn Monroe degli anni ’70 (Il Foglio letterario), scrivi: “Il sogno biondo della mia generazione: Gloria Guida. Era tanto che mi dicevo che qualcosa sul suo cinema lo dovevo proprio scrivere. Una sorta di debito di riconoscenza, un omaggio, un metaforico mazzo di rose al primo amore da studente. Perché di Gloria Guida, inutile negarlo, siamo stati innamorati tutti”. E’ fuor di dubbio che tutti, chi più chi meno, sono stati innamorati di Gloria Guida, grande attrice di notevole bellezza, di una bellezza che è difficile oggi riscontrare in altre persone del mondo dello spettacolo. Insieme ad Edwige Fenech, Gloria Guida ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema italiano. Per quali motivi ti sei innamorato dell’ingenua bionda seducente bellezza di Gloria Guida, così tanto da scrivere, finalmente un libro su di lei?

ebookSono da sempre un appassionato di cinema, un cinefago più che un cinefilo, nel senso che mangio cinema, divoro pellicole, di ogni tipo. La commedia sexy – rappresentata da bellezze come Gloria Guida e Edwige Fenech – a mio avviso ha un suo valore, come cinema d’intrattenimento, senza pretese, consapevole del suo ruolo. Credo che riprenda il gusto salace delle commedie di Plauto, irriverenti, scurrili, blasfeme, ma con garbo, con ironia, pure quando la battuta è greve. Gloria Guida è il simbolo di un’epoca in cui la repressione sessuale imperante portava i ragazzini al cinema per sognare quel che nella realtà non era facile vedere. E poi era (ed è ancora) bellissima. Impossibile non innamorarsi…

2. Gloria Guida ha all’attivo parecchi film. Ne parli bene nel tuo libro, citando “La ragazzina” (1974), “La minorenne” (1974), “Blue Jeans” (1975), “La novizia” (1975), “Quell’età maliziosa” (1975). In poco tempo Gloria Guida diventa una vera e propria icona, del sesso anche. Gloria Guida, nei suoi film, interpreta quasi sempre ruoli fortemente erotici ma mai volgari. Oggi invece l’erotismo cinematografico, tranne per poche e rare eccezioni, è perlopiù maschilista e intriso d’una volgarità fine a sé stessa. A tuo avviso, Gordiano Lupi, qual è la qualità principe dei film con Gloria Guida attrice, film – è bene sottolinearlo – che a distanza di anni non hanno né il loro fascino né la loro attualità?

Non direi che Gloria Guida sia mai stata un’icona del sesso, caso mai della malizia. Il suo ruolo era quasi sempre quello della studentessa, della ragazzina che affascinava adulti e coetanei. Le sue pellicole – viste oggi – sono cinema per educande. Mio figlio si è meravigliato che fossero vietate e aborrite da femministe e critica. Mia moglie – rivedendole con me – mi ha detto: “E cosa c’era di scandaloso in certi film?”. Proprio questo è il loro fascino. Sono film divertenti, che non invecchiano, che si rivedono volentieri a distanza di anni. Il television movie che va tanto di moda oggi è già vecchio prima di uscire nelle sale.

Gloria Guida

Gloria Guida

3. Il tuo, anzi il nostro sogno biondo ci è stato rapito da Johnny Dorelli, che l’attrice conosce in teatro. Ha una figlia e per un po’ di tempo continua a calcare il palco, in teatro. Poi quasi più niente. In ogni caso non vanno dimenticati film quali “La casa stregata”, con Renato Pozzetto, e “Sesso e volentieri” (1982). Nel 1988 un film per la tivù, “Festa di compleanno”. Tra il 2009 e il 2010, Gloria Guida torna a fare l’attrice nella serie televisiva “Fratelli Benvenuti”, una produzione Mediaset, che però viene interrotta a seguito di una scarsa audience. Ma Gloria Guida continua, giustamente, a rimanere nell’immaginario di tanti suoi estimatori oltreché nella storia del cinema italiano. Qual è il segreto di Gloria Guida, bellezza infinita a parte?

Bisognerebbe chiederlo a lei. Nel mio libro ho messo diverse foto di oggi, persino in copertina. Sembra una quarantenne. E pensare che è diventata nonna da poco!

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La meravigliosa vita di Jovica Jovic Moni Ovadia e Marco Rovelli – di Giuseppe Iannozzi

La meravigliosa vita di Jovica Jovic

Moni Ovadia e Marco Rovelli

Il politicamente corretto che non funziona

di Giuseppe Iannozzi

La meravigliosa vita di Jovica Jovic

La meravigliosa vita di Jovica Jovic

Vorrebbe essere un romanzo, una raccolta di storie, una sorta di biografia… vorrebbe essere e morta lì: l’intenzione di scrivere un libro c’è stata, ma il risultato è tutt’altro che nobile; alla fine, La meravigliosa vita di Jovica Jovic risulta essere indigesto, sì tanto politicamente corretto da riuscire a dire niente nell’arco di centonovanta noiose pagine. Forse, voleva essere questo libro anche un  tentativo di assurgere il fisarmonicista rom a “zingaro di lusso”, al pari di quel Django Reinhardt la cui musica, oggi, è oltremodo sfruttata da certe multinazionali per fare da colonna sonora a dei videogame (di dubbio gusto) incentrati sulla Mafia americana degli anni ’30.
Marco Rovelli e Moni Ovadia firmano una sorta di centone (a quattro mani), che accompagna il lettore occasionale o meno in nessun posto in particolare. Nulla più di questo, purtroppo.

Il tentativo è stato forse quello di raccontare la vita di Jovica Jovic, del fisarmonicista rom, e di mettere in evidenza che è bello essere rom e che si può essere felici nonostante tutto. Peccato però che i due autori, preoccupati di restare ben ancorati al politically correct, riescano solo a restituire di Jovica Jovic una figura dozzinale, pallida, sterile, scevra di carattere e a tratti patetica. Tanti colori mischiati, scrivendo però sempre coi piedi di piombo, gli autori abbozzano un’Europa vista e stravista in fin troppi film, cartoline e romanzi modaioli. Un’Europa nulla affatto inedita quella ritratta da Rovelli e Ovadia. E anche la Jugoslavia, la guerra, il fratricidio, rimangono schiacciati dal peso di voler dire senza però dire troppo: d’altro canto, quando a tutti i costi si vuol essere politicamente corretti, il quadro sociale partorito non potrà che essere, nella migliore delle ipotesi, giusto un abbozzo o giù di lì.
Seppur lontano da una perfezione storico-sociale pienamente obiettiva, Non chiamarmi zingaro (Chiarelettere) di Pino Petruzzulli, rimane a tutt’oggi il ritratto più riuscito sul mondo dei rom.

La meravigliosa vita di Jovica Jovic – Moni Ovadia, Marco Rovelli – Feltrinelli – collana: Serie bianca – ISBN 9788807172489 – pag. 190 – euro 15

Littoria Blues City. Paolo Rigo – di Giuseppe Iannozzi

Littoria Blues City. Paolo Rigo

di Giuseppe Iannozzi

Littoria Blues City - Paolo Rigo - Il Foglio Letterario

Littoria Blues City – Paolo Rigo
Il Foglio Letterario
ISBN 9788876063732
€ 14,00 – Pag. 205

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Littoria Blues City di Paolo Rigo è un bel romanzo, un romanzo che si compone di diverse storie, talvolta allucinanti e quasi inverosimili, eppur assai vicine alla realtà, molto di più di certi fatti di cronaca sputati sui quotidiani.
I personaggi che ruotano intorno al personaggio principale, Salvatore J. Rinaldi, sono perlopiù dei borderline, ragazzi avviati a finire male o già finiti male (perché troppo pressati da una società che li ha vomitati sulla strada abbandonandoli a sé stessi), ma anche artisti emigrati in Italia in cerca d’una Bengodi che presto si è rivelata pienamente fascista. Littoria è una provincia che a Rinaldi non piace. Accade di tutto e la gente mormora, non si fa i propri affari ma è sempre fin troppo attenta a farsi quella degli altri. Se vivi a Littoria tutti sanno tutto di tutti, e questo non va affatto bene. Manca la privacy, manca la liberta. Il foglio letterarioE, soprattutto, manca la libertà. Littoria è una cittadina immaginaria, che è purtroppo specchio delle assurdità che in Italia, da Nord a Sud, giorno dopo giorno si consumano tra l’indifferenza generale della politica e dell’opinione pubblica. Bisognerebbe tagliare i ponti, lasciarsi alle spalle Littoria una volta per sempre, ma per Rinaldi, un giovane trentenne, non è una decisione che si possa prendere così, su due piedi. Sal Rinaldi si arrabatta come può per sbarcare il lunario. La sua esistenza è senza scopo. Si arrangia, prende il poco che gli viene offerto, ma il più delle volte non fa un cazzo perché a Littoria non c’è possibilità alcuna di emergere, di avere un futuro anche e solo ai minimi termini che, sospirando, si possa dire squallido e borghese. Se vivi a Littoria ogni giorno è un’avventura il cui scopo ultimo è quello di tirare a campare.

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Che gran divertimento “Inseguendo Gauguin”! L’esordio di Giuseppe Sforza di Giuseppe Iannozzi

Che gran divertimento
“Inseguendo Gauguin”!

L’esordio di Giuseppe Sforza

di Giuseppe Iannozzi

Inseguendo Gauguin - Giuseppe Sforza

Senza sostenere ideologie o malfamate idee politiche, Giuseppe Sforza ha da poco pubblicato Inseguendo Gauguin (Laurana editore), un romanzo rocambolesco e altamente divertente. Siamo di fronte a una storia il cui scopo precipuo è quello di intrattenere il lettore facendolo divertire. E però, tra le righe, Giuseppe Sforza non manca di citare John Lennon, Lou Reed, Lev Tolstoj, e tanti altri personaggi della cultura alta e di quella invece più popolare.

Laurana EditoreInseguendo Gaugin è un romanzo scritto di getto, ma non per questo privo di stile. Capita che un giorno uno si svegli e abbia una storia in testa. Che fare? O la si lascia sedimentare nell’animo per infine darla in pasto all’oblio, o la si mette nero su bianco. E l’autore di Inseguendo Gaugin ha deciso di scriverla la storia e di proporla a un editore. Gli ha detto bene, perché Gabriele Dadati (di Laurana editore) ne è rimasto subito entusiasta.

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SUGARPULP FESTIVAL 2013. Dal 2 al 6 ottobre al Centro Culturale San Gaetano di Padova

Dal 2 al 6 ottobre al Centro Culturale San Gaetano di Padova
appuntamento con autori, disegnatori e artisti internazionali

SUGARPULP FESTIVAL 2013

DAI LIBRI AI VIDEOGIOCHI, ECCO LA CULTURA CHE DIVERTE

Tre giorni di incontri, tavole rotonde, feste, proiezioni, presentazioni, mostre, eventi, premi letterari e contest videoludici: il primo e unico party culturale italiano torna per una terza edizione ricca di sorprese e novità

Sugarpulp Festival 2013

(Padova – 26.09.2013). Torna anche quest’anno a Padova l’appuntamento con lo Sugarpulp Festival, l’evento organizzato dall’Associazione Culturale Sugarpulp (www.sugarpulp.it) e con il Patrocinio del Comune di Padova e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova. Dopo due edizioni all’insegna del grande noir internazionale il tema centrale di questa terza edizione sarà la Narrativa di Genere, per un viaggio alla sua (ri)scoperta e delle Culture Pop.

Fare cultura divertendosi da sempre è la mission di Sugarpulp, per questo la terza edizione del festival nasce all’insegna del divertimento e di un approccio assolutamente positivo e informale alla lettura e alla letteratura.

Libri, fumetti, arti figurative, cinema e videogames: tante le novità dello Sugarpulp Festival che, come ogni anno, porterà a Padova autori di livello internazionale. Per la prima volta il Festival ospiterà inoltre una serie di anteprime nazionali, un inedito contest videoludico e un concorso letterario e una rassegna cinematografica.

Altra novità da segnalare sono il coinvolgimento del mondo associativo, con l’Associazione Jeos, la prima e più importante associazione italiana legata al mondo della street art; l’associazione Yavin IV, il fan club italiano ufficiale di STAR WARS (che, proprio in occasione dello Sugarpulp Festival 2013 ha indetto lo YAVIN IV DAY II); Empiria, altra associazione che si muove nel mondo di STAR WARS e che si propone di essere il punto di incontro tra letteratura, videogiochi, film e costuming.

Tutti gli ospiti della sezione BOOKS

Tullio Avoledo, Nicolai Lilin, Massimo Carlotto, Tim Willocks, Elisabetta Bucciarelli, Irene Cao, Gianni Biondillo, Marcello Simoni, Simone Sarasso, Marilù Oliva, Giuliano Pasini, Francesca Bertuzzi, Matteo Righetto, Matteo Strukul, Pierluigi Porazzi, Simone Marzini, Carlo Callegari, Stefano Piedimonte, Nicola Skert, Tina Cacciaglia e Cristina Lattaro.

Tutti gli ospiti della sezione COMICS

Roberto Recchioni, Giuliano Piccininno, Silvia Ziche, Stefano Tamiazzo, Angelo Bussacchini, Officina Infernale, Alessandro Lise e Alessandro Gottardo.

Tutti gli ospiti della sezione SPECIAL GUEST:

Roberta Bruzzone, Luca Crovi, Vittorio Bustaffa, Marco Piva Dittrich, Giorgio Finamore, Dusty Eye, il Prof. Alchemist e Il Duca di Baionette (Marco Carrara).

Il Festival si snoderà tra le vie del centro storico della città di Padova e avrà come cuore pulsante il Centro Culturale San Gaetano/Altinate, il centro culturale più grande d’Europa.

L’ingresso a tutti gli appuntamenti è gratuito tranne che per i workshop e le cene che saranno a pagamento e per cui è obbligatoria la prenotazione attraverso il sito http://festival.sugarpulp.it

Tutti i dettagli sul festival e il programma completo sono disponibili sul sito ufficiale dell’evento: http://festival.sugarpulp.it

SUGARPULP FESTIVAL 2013

GLI EVENTI DA NON PERDERE

Venerdì 4 ottobre

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 18.00 – Roberto Recchioni presente in anteprima nazionale “ORFANI”, la nuova serie a fumetti della Bonelli Editore. Si tratta di un evento storico per il fumetto italiano e non solo dato che ORFANI sarà la prima serie a colori targata Bonelli.

Sabato 5 ottobre

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 12.00 – Simone Sarasso presenta in anteprima “IL PAESE CHE AMO”, l’ultimo romanzo della sua trilogia sporca dell’Italia pubblicata da Marsilio Editori e che sarà in libreria il 2 ottobre. Insieme a lui Matteo Strukul e Pierluigi Porazzi.

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 16.00 – Autori e scrittura tra libri e cinema, con Massimo Carlotto, Tim Willocks e Nicolai Lilin. Il cinema da sempre pesca a piene mani nella letteratura alla ricerca di grandi storie da portare sul grande schermo: cosa prova uno scrittore quando vede un suo libro al cinema? E’ ancora una sua opera? E che differenze ci sono tra lo scrivere per un lettore e invece scrivere per uno spettatore?

Matteo Strukul

Matteo Strukul

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 17.00 – Le Vendicatrici: Massimo Carlotto racconta il suo nuovo ciclo narrativo di grande successo, composto di 4 romanzi: Ksenia, Eva, Sara, Luz, tutti firmati insieme a Marco Videtta e tutti dedicati al tema delle donne e della vendetta. Ad intervistarlo ci saranno Luca Crovi e Matteo Strukul.

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 18.00 – L’educazione siberiana di Nicolai Lilin: dopo il successo in libreria e al cinema Nicolai Lilin si racconta davanti ai fan. Un’occasione unica per conoscere uno dei personaggi più intriganti del panorama culturale internazionale.

Domenica 6 ottobre

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 10.00 – Eros Rosa Shocking: quando la scritture è donna. Incontro con Irene Cao: la protagonista dell’estate delle classifiche italiane con la sua trilogia erotica ha scelto il palco dello Sugarpulp Festival per raccontarsi e per incontrare i suoi lettori e le sue lettrici

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 11.00 – Silvia Ziche, acclamata disegnatrice Disney e autrice dell’irresistibile “Lucrezia” presenterà il suo lavoro e discuterà di letteratura disegnata per ragazzi insieme ai disegnatori Giuliano Piccininno e Alessandro Gottardo. Modera l’incontro Mauro Penzo.

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 12.00 – Luca Crovi contro tutti. Incontro con Luca Crovi, Tullio Avoledo, Massimo Carlotto e Tim Willocks. L’importanza del genere nella Letteratura e nella Cultura popolare: esistono generi di Serie A e generi di Serie B? Perché il mondo della Cultura italiana continua ad avere così tanti pregiudizi nei confronti della letteratura di genere? Quattro grandi autori a confronto per esplorare il Genere nella narrativa.

Agorà, Centro Culturale San Gaetano, ore 14.00: CALL OF DUTY CONTEST. Sfida aperta con maxischermo per i più abili videogiocatori di uno dei videogames più amati di tutti i tempi

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 16.00 – Roberta Bruzzone, criminologa e volto noto della tv italiana, sarà la protagonista della tavola rotonda sul Femminicidio insieme a Marilù Oliva, Francesca Bertuzzi e Matteo Strukul. Modera l’incontro Elena Girardin.

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 17.00 – Tullio Avoledo presenta METRO 2033 – LE RADICI DEL CIELO, il romanzo della saga internazionale creata dal russo Dmitri Glukhovski e che presto approderà sul grande schermo dopo l’acquisto dei diritti da parte della MGM. Metro 2033 è una saga crossmediale nata da un videogame di successo e che si è trasformata in un vero e proprio caso letterario in tutto il mondo.

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 18.00 – CONSEGNA SUGARPRIZE. Dopo Joe Lansdale (Sugarprize 2011, opera di Kenny Random) e Tim Willocks (Sugarprize 2012, opera di Alessio B), chi riceverà lo Sugarprize 2013? Quest’anno l’opera è stata realizzata dall’artista internazionale Yama11 in esclusiva per Sugarpulp.

Gran Teatro, Centro Culturale San Gaetano, ore 20.45 – BAD CITY BLUES. Proiezione dell’acclamato film di Michael Stephens inedito in Italia. Il film sarà introdotto da Tim Willocks, autore del romanzo “Bad City Blues” e della sceneggiatura del film.

Il programma completo del festival è consultabile sul sito http://festival.sugarpulp.it

”LA LEBBRA” di Giuseppe Iannozzi. In uscita a ottobre per Il Foglio letterario edizioni (di Gordiano Lupi)

LA LEBBRA

Giuseppe Iannozzi

Il Foglio letterario

Il foglio letterarioa ottobre in tutte le migliori librerie

La lebbra in sintesi

Martino, dal profondo Sud, dopo la morte dei genitori, decide di cercare fortuna a Torino. Martino disprezza l’Islam e il mondo musulmano; ha letto un solo libro, il sermone (La rabbia e l’orgoglio) di Oriana Fallaci. Martino ignora però le cause che hanno scatenato l’11 settembre. Si innamora di Aidha, una ragazza musulmana, ma Aidha è un’esca per prenderlo in trappola. Un noir esistenzialista che strizza l’occhio a Boris Vian.

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

La lebbra – Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

Breve estratto

Aidha rideva. Non c’era dubbio alcuno. Rideva e rideva di lui.
Per Dio, era così diversa! Eppure era lei, senz’ombra di dubbio.
Rideva, in maniera oltremodo sguaiata, imperdonabile per qualsiasi donna di fede islamica.
E non nascondeva i capelli, che lunghi e corvini baciavano e si lasciavano baciare dalle dita di Gabriele.
Entrambi ridevano.

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

L’ autore

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti per Cicorivolta Edizioni; nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni); nel 2014 uscirà il romanzo Il disegno del Diavolo (Cicorivolta edizioni). E sempre nel 2014 vedrà la luce una accurata biografia sul grande regista Damiano Damiani (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato il volume biografico “Io ti sparo” di Celeste Bruno per i tipi Cicorivolta; una sua intervista-introduzione è presente nel romanzo erotico “Profumo di pesca” di Kyara (Cicorivolta edizioni). Per il poeta Fabio Ciofi, ha scritto l’introduzione alla sua silloge poetica “I personaggi” (Il Foglio letterario). Per Felice Muolo ha scritto le introduzioni alle nuove edizioni dei suoi romanzi. In corso di definizione progetti poetici e un nuovo romanzo.

La sua pagina personale: http://iannozzigiuseppe.wordpress.com

E’ l’ideatore del lit-blog JuJol.com Cultura e Spettacolo:

http://jujoliannozzigiuseppe.wordpress.com – ex King Lear Officina Avanguardie.

Crediti immagine di copertina:

(c) Chatterly, visual artist - per gentile concessione dell’Artista - Sito di riferimento: http://chatterly.deviantart.com

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Fonte: La lebbra di Giuseppe Iannozzi – blog personale

L’ultimo segreto di Nietzsche Beppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) – recensione di Fabio Fracas

L’ultimo segreto di Nietzsche

Beppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni)

recensione di Fabio Fracas

L'ultimo segreto di Nietzsche - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni

L’ultimo segreto di Nietzsche – Beppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni

Ultimamente, è raro che mi dedichi alle recensioni dei libri. I motivi sono molti e fra questi, c’è anche una certa omologazione dei contenuti che non mi invoglia – come critico – a ripetere considerazioni spesso già fatte. Il nuovo testo di Giuseppe Iannozzi, “L’ultimo segreto di Nietzsche”Cicorivolta Edizioni –, al contrario, mi obbliga a raccontare un approccio differente alla letteratura che, proprio per la sua originalità, mi spinge a riflettere sul ruolo che i libri possono e devono, avere oggi nel nostro contesto storico e culturale. Non serve indorare la pillola: “L’ultimo segreto di Nietzsche” non è un libro facile e di sicuro, può non piacere ai lettori occasionali o a quelli che cercano storie consolatorie o romanzi d’evasione. Lo stile utilizzato da Giuseppe Iannozzi e il “cut-up”: una tecnica inizialmente sperimentata da Tristan Tzara – pseudonimo di Samuel Rosenstock, fondatore del Dadaismo – che consiste nel “tagliare fisicamente un testo scritto, lasciando intatte solo parole o frasi, mischiandone in seguito i vari frammenti e ricomponendo così un nuovo testo che, senza filo logico e senza seguire la corretta sintassi, mantiene pur sempre un senso logico anche se a volte incomprensibile.” Così come scrive l’autore – nella pagina dedicata alle citazioni e a fianco di una riflessione di Seneca – riprendendo la definizione di Wikipedia.

Nel testo, quindi, si alternano elementi differenti: brani tratti di peso – e poi rielaborati, riadattati – da altri testi o dalla Rete; riferimenti a fatti veri o verosimili; personaggi reali, plausibili, mitici e mitizzati; simulacri senzienti e ragionamenti concreti; flussi di pensiero e riflessioni – etiche, religiose, sociali, filosofiche –; e molto altro ancora. La lettura, non facile, si scontra con cambiamenti di tempo, di prospettiva, di linguaggio e di argomento che obbligano il lettore a un incedere lento fra le diverse frasi e a un tentativo – destinato, forse, a fallire – di dare un ordine razionale al tutto; di riportare una logica all’interno di quello che pare un caos ma che si intuisce essere solo un diverso tipo di approccio al tutto. Alla realtà.

E proprio in questo gioco culturale e filosofico – dove la conoscenza la si deve per forza amare – risiede la forza e il valore, dell’opera di Giuseppe Iannozzi. Certo, si può essere in disaccordo con alcuni concetti espressi dall’autore, si può scuotere la testa dinanzi alle teorie riportate e alle conclusioni che sembrano venire tratte ma, in ogni caso, si è obbligati a pensarci; a rifletterci sopra. E questo, è già un risultato importante da conseguire. La dialettica – il discorso a due con un se stesso altro o con un proprio simulacro fin troppo reale – diventa non il tramite della conoscenza ma il fine stesso della comprensione.

Il riuscire a capire, se mai fosse possibile, chi siamo e perché lo siamo, passa anche dal sapersi porre le giuste domande. E sono proprio quelle domande, spesso inespresse, che catturano e conquistano in questo libro. Se non temete le sfide e non avete paura di mettervi in discussione, “L’ultimo segreto di Nietzsche” è un libro che merita di essere letto.

L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)
di Beppe Iannozzi
Cicorivolta Edizioni – Collana: I quaderni di Cico
Prezzo € 13,00
Anno 2013, 181 pagg.

Fabio Fracas su Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Fracas

Fabio FracasFabio Fracas (Sestino, 21 settembre 1967) è uno scrittore, giornalista, compositore e critico cinematografico italiano. Si laurea in fisica presso l’Università di Padova con una tesi sperimentale che consente l’individuazione di un nuovo moto molecolare, di tipo debole, nei composti di inclusione. In seguito, specializza i propri studi in ambito informatico diventando analista di sistema, docente invitato presso il SISF, l’istituzione universitaria salesiana, e docente a contratto presso l’Università di Padova dove attualmente insegna fisica, informatica e teoria delle reti nella facoltà di medicina e chirurgia. In ambito egittologico, ha realizzato un nuovo metodo di rilevazione dei calchi geroglifici tramite applicazione di bicomponente siliconico.
In ambito letterario comincia la propria carriera nel 1988 come creatore, sviluppatore ed editor di avventure e giochi di ruolo per le maggiori case italiane del settore: Granata Press, Nexus, Sintagma Editrice e Stratelibri. In questo campo scrive articoli e saggi per le riviste Excalibur, Joker, Kaos, Rune e X; sviluppa, fra le altre, l’espansione BASIC: The X-Files per il gioco di ruolo italiano Basic. Come coautore del modulo BASIC: Egitto, vince nel marzo 1999 la XII edizione del Premio Lucca Games per il miglior gioco dell’anno. Nel 1996 realizza la collana Doppiogioco il cui primo volume, dal titolo L’Ultimo Drago, è basato sulla licenza italiana del film Dragonheart. Con lo pseudonimo di Arthur MacAdam, cura l’editing e la supervisione del gioco di ruolo di Ken il Guerriero – L’isola dei Demoni pubblicato da Nexus nel 1998. Nel 2004, assieme alla poetessa padovana Federica Castellini, fonda la scuola di scrittura MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture di Fabio Fracas. Nel 2006, assieme allo scrittore Giulio Mozzi, fonda la casa editrice on-line VibrisseLibri. Dal 2007 al 2008 è direttore artistico della manifestazione giallistica Thiene in nero. Attualmente collabora con varie testate giornalistiche sia cartacee sia web – Acacia edizioni, Arnoldo Mondadori Editore, MilanoNera, Sprea Editori -, pubblica libri per diverse case editrici italiane – Alphatest, De Agostini, Sprea Editori – e affianca al lavoro autoriale quello come editor e traduttore, dall’inglese e dal tedesco.

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Iannozzi Giuseppe. Intervista collettiva. Porgi le tue domande all’autore de “L’ultimo segreto di Nietzsche”

Iannozzi Giuseppe

Intervista collettiva all’autore

de L’ultimo segreto di Nietzsche

Hai letto L’ultimo segreto di Nietzsche di Iannozzi Giuseppe o ne hai sentito parlare?Puoi rivolgere le tue domande all’autore sul blog http://iannozzigiuseppe.wordpress.com o sulla sua pagina su Facebook.

Tutte le domande saranno pubblicate con le relative risposte per quella che sarà una intervista collettiva.

Grazie sin d’ora a quanti vorranno intervenire.

giuseppe iannozzi

Iannozzi Giuseppe - L'ultimo segreto di Nietzsche

con preghiera di diffusione

FABRIZIO CORSELLI. ENFER. Intervista all’Autore di Iannozzi Giuseppe

FABRIZIO CORSELLI

ENFER

Intervista all’Autore

di Iannozzi Giuseppe

Ciesse edizioni

Enfer - Fabrizio Corselli

Enfer – Fabrizio Corselli

L’intervista a Fabrizio Corselli puoi leggerla
anche su CIESSE edizioni blog

CIESSE edizioni1. “L’orgoglio della donna/ giace sotto l’ombra/ del proprio peccato”: questi versi riassumono il leitmotiv della tua ultima fatica Enfer, Fabrizio Corselli. Un lavoro molto diverso rispetto alla poesia cui ci hai abituati. Ma di questo ne parleremo più avanti, nel corso dell’intervista. Ora mi preme da te sapere una cosa: non trovi che i versi citati abbiano una impronta spudoratamente decadentista?

Sì. Vuoi per il tipo di contesto adottato sia perché mi allontano da idee tipicamente romantiche, che comunque sono state sempre presenti nella mia poetica, avvicinandomi di più alla visione dei poeti maledetti, all’incitamento del rifiuto della morale borghese fino alla figura del poeta veggente, solitario. Le “visioni” di Morel sono comunque ben diverse. Anche nella dimensione strutturale vi è l’esaltazione del verso libero e della musicalità quale nuova eco capace di costruire nuovi mondi, nuove esistenze. Da questo punto di vista, Verlaine è straordinario. Ci si concentra di più sui desideri, sulle pulsioni dell’anima e meno sulla fisicità del reale che limita invece l’espressione dei sentimenti e delle aspirazioni. Morel dà adito alla sua anima dannata, anche se ciò lo porta all’autodistruzione.

2. Enfer è opera erotica più vicina alle inclinazioni del Marchese de Sade o a quelle di Octave Mirbeau?

Enfer nasce dalla mia passione per il periodo libertino, questo è chiaro, e nella fattispecie dall’amore che ho nei confronti dei testi de sadiani; primo fra tutti la Justine. Ben lontano invece dal “Giardino dei supplizi” di Mirbeau e da “Le undicimila verghe” di Apollinarie; questi non sono riusciti ad appassionarmi così tanto come ha fatto il Divin Marchese, in lui mi ritrovo maggiormente, a livello letterario. In particolar modo adoro il suo concetto di trasgressione retorica e le sue azioni iperboliche nell’atto sessuale. Seppur “erotico” il tema libertino lo considero in ogni modo un genere a sé stante. Ha temi e contesti propri che affondano le proprie radici in un determinato periodo storico, uno schema che è molto preciso, entro il quale riesco a muovermi meglio. Anche a livello di personaggi tipici, Enfer è molto distante dalla figura di Casanova o di Don Giovanni.

Fabrizio Corselli

Fabrizio Corselli

3. Enfer celebra Thanatos (θάνατος) ma anche Eros (Ἔρως). Par quasi che siano facce d’una stessa medaglia. Concependo Enfer, tu, Fabrizio Corselli, hai cantato e la pulsione di vita e la pulsione di morte. In “Al di là del principio di piacere”, Freud sosteneva cheLa mèta di tutto ciò che è vivo è la morte”, per arrivare alla conclusione che “esiste un netto contrasto fra le ‘pulsioni dell’Io’ e le pulsioni sessuali, poiché le prime spingono verso la morte e le seconde verso la continuazione della vita”.

Delicata come questione. Diciamo che la maggior parte degli atti sessuali, soprattutto inseriti all’interno dei riti pagani, stanno a simboleggiare la fertilità, così anche azioni come lo sparagmos, lo smembramento, di cui Orfeo è il caso più eclatante nella mitologia, senza tralasciare il paradigma mitico di Horus. L’unione di Eros e di Thanatos può essere semplificato, in maniera sbrigativa e un po’ presuntuosa, nel diretto rapporto fra gli opposti, in quella che è la legge enantiodromica di Eraclito, in cui immancabilmente un principio si trasforma nel suo opposto, come lo è il suono nel silenzio, e di cui la Poesia si nutre, ritrovando il suo apice in quel silenzio metaforico che assenza non è ma Suono assoluto. Principio peraltro ripreso dai poeti maledetti, un dire tacendo in cui la privazione si veste di una forte carica metaforica, sottraendo oltremodo il sentimento alle leggi del cuore.
Oltre all’Eros e Thanatos, c’è anche un particolare che mi differenzia dalla letteratura de sadiana, per quanto io possa prenderla a modello, tralasciando la sua retorica ed etica del coito, ed è proprio la presenza dello smarrimento, della vertigine del bello, cosa che invece manca in de Sade, come Simone de Beauvoir ben evidenzia nella postfazione della Justine “mai la voluttà appare nei suoi racconti come smarrimento di sé, estasi, abbandono… nell’eroe sadico, la maschia aggressività non è attenuata dalla comune metamorfosi del corpo in carne; nemmeno per un attimo egli si perde nella sua animalità: rimane così lucido, così cerebrale che invece di disturbarlo nei suoi slanci i discorsi filosofici sono per lui un afrodisiaco”. Cosa che non succede invece in Morel. Soprattutto, poi, lo smarrimento, la vertigine è necessaria in quanto elemento costitutivo della Poesia, strumento per raggiungere il sublime ed effetto finale che la Poesia stessa cerca di causare nel lettore (il sublime ha il fine di creare la vertigine nel lettore).

4. In Enfer il piacere è carnale ed è mortale, il più delle volte anale. Con elaborate immagini poetiche metti a nudo il vizio del libertino Alexandre Morel e quello della sua vittima Madeleine. Ambientato in un’epoca per certi versi ancora oscura nonostante Voltaire abbia già da tempo portato il lume nelle menti di molti, Morel segue e rispetta una regola solamente, quella di amarsi torturando con il suo fallo le fanciulle. Solo finzione letteraria, o c’è in Morel anche uno specchiamento di te poeta?

Tralasciando la parte delle azioni fisiche, che lascio nel mistero più completo demandando il tutto alla fantasia o alla malizia del lettore, dico subito che Morel è la proiezione del mio lato oscuro. Soprattutto in esso si rispecchiano alcune mie componenti individualistiche quali una velata misoginia che mi ha sempre caratterizzato, e l’assenza di fede cattolica. Situazione quest’ultima che mi ha aiutato abbastanza nella trattazione della negazione della morale cattolica stessa e nel suo esplicito attacco da parte di Morel, per ovvie questioni ideologiche del movimento libertino. Va distinto il libertinaggio dal vero e proprio movimento filosofico; il primo, più popolare, è diventato soltanto una degenerazione dei costumi morali, con una particolare attenzione all’atto sessuale e alla soddisfazione dei propri piaceri smodati.
La frequenza del sesso anale, e non solo questo, derivano invece da alcune considerazioni che De Sade espone in maniera precisa nella Filosofia del Boudoir, proprio sulla pratica dell’entredeux, e che ho accolto con grande enfasi a livello compositivo. Un’altra situazione frequente, che aggiungo e che molte lettrici hanno fatto notare, è l’uso delle dita rispetto all’amplesso vero e proprio.

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“Memorie di un fedele servitore” di Rosa Romano Toscani. Commedia umana che par essere parto di Balzac – di Iannozzi Giuseppe

“Memorie di un fedele servitore”
di
Rosa Romano Toscani

Commedia umana che par essere parto di Balzac

di Iannozzi Giuseppe

Memorie di un fedele servitore - Rosa Romano Toscani

Memorie di un fedele servitore – Rosa Romano Toscani

Portaparole Editore

Rosa Romano Toscani

Rosa Romano Toscani

Memorie di un fedele servitore di Rosa Romano Toscani, oggi come oggi, è un romanzo unico nel suo genere, e il perché è presto detto: siamo di fronte a della Letteratura, con la “L” maiuscola, e purtroppo oggi chi scrive un ottimo romanzo al di là della serialità rischia di passare inosservato e dal pubblico e dalla critica salottiera, dai radical chic sempre più impegnati a promuovere libri di nessun valore, di nessuna sostanza. Certo è questo un segno dei tempi, val comunque la pena, a costo di scadere nella retorica, di sottolineare che in questo frangente storico ben pochi leggono le opere di Honoré de Balzac. Il maestro della Comédie humaine, della “più grande costruzione letteraria di tutta la storia dell’umanità”, per tutta la prima metà dell’Ottocento fu punto di riferimento per il romanzo moderno. A causa d’una peritonite andata poi in cancrena, Honoré de Balzac trapassò; fu omaggiato dall’orazione funebre di Victor Hugo e sepolto nel cimitero Père Lachaise, nel 1850, nel mese più terribilmente caldo dell’anno, agosto.

Memorie di un fedele servitore di Rosa Romano Toscani è un romanzo che racconta le vicissitudini di un umile uomo alle dipendenze del maestro della Comédie humaine. L’autrice, con piglio sereno e magistrale, porta sulla pagina la storia di un servitore, che per buona parte della vita di Balzac rimane a lui accanto. Il lettore fa la conoscenza del fedele servitore quando è già esso vecchio e non più a servizio; ma l’esser stato a stretto contatto con il Gigante della Letteratura francese non può non aver influenzato le sue idee, e soprattutto gli ha messo addosso quello che è forse un uzzolo, ovvero di scrivere le sue memorie. Per l’anziano servitore, o maggiordomo che dir si voglia, impellente è la necessità di raccontare il suo rapporto con Balzac, quasi dovesse ottemperare a una inderogabile necessità spirituale.

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ZEROELLODE. Quella cosa che chiamiamo università. Intervista a Daniele Pierucci – di Iannozzi Giuseppe

ZEROELLODE

Quella cosa che chiamiamo università

Intervista a Daniele Pierucci

di Iannozzi Giuseppe

ZEROELLODE – Daniele Pierucc

ZEROELLODE – Daniele Pierucc

Leggi l’ANTEPRIMA

1. “L’uomo che scrive di se stesso e del proprio tempo è l’uomo che scrive di tutta l’umanità e di tutti i tempi.” Così scriveva Bernard Shaw, citazione da te, Daniele Pierucci, riportata nell’Introduzione a ZEROELLODE. Quella cosa che chiamiamo università. L’umanità del nostro attuale tempo storico è dunque persa (in sé stessa)?

in evidenzaLa citazione di G.B. Shaw è una pars pro toto, cioè una parte per il tutto. Il significato estrapolabile da quella frase è una generalizzazione inversa, nel senso che se chiunque scrivesse di sé e del suo piccolo (mondo) avremo un’umanità che copre ogni argomento dello scibile. Si può altresì dire che teoricamente non ci sarebbe bisogno di scrivere trattati sui massimi sistemi affrontando argomenti onnicomprensivi che riguardano più persone possibili, ma basterebbe scrivere di quello che conosciamo, delle nostre esperienze, delle nostre opinioni e perché no anche delle nostre riflessioni. Se tutti facessero così la conoscenza sarebbe interamente garantita, forse in maniera un po’ dispersiva, ma senz’altro anche in maniera esaustiva. Per dirla più semplicemente, “scrivere un po’, scrivere tutti”. Senza scomodare Gaber, si è liberi e più ricchi quando si partecipa a qualcosa o, meglio ancora, quando si può decidere se e/o come partecipare. L’interpretazione e la semiologia lasciamola ad altri.
Per tornare alla domanda, credo che in effetti l’umanità sia tendenzialmente persa in sé stessa; l’interesse privato, concreto o astratto che sia, ha preso il sopravvento su quello sociale e pubblico. In ultima analisi niente viene fatto a favore della collettività, nonostante l’apparenza e il pretesto siano quelli. Ciò che si cerca oggigiorno è il nostro misero/effimero benessere personale e quando lo si ha non si è disposti né a barattarlo, né a farselo portare via, né a metterlo in gioco. Chiunque ci critica, ci minaccia o ci attacca diventa un nemico da annientare con qualsiasi mezzo.

2. “[…] la facoltà in questione risulta da anni e in maniera continuativa la migliore d’Italia nei sondaggi di un ben noto quotidiano, cioè la Repubblica […]”. Ci troveremmo dunque di fronte a una Università, tra le più prestigiose almeno a detta di un quotidiano (forse il più letto oggi in Italia) che opererebbe in maniera dannosa nei confronti di alcuni laureandi. Se ciò fosse vero, sarebbe almeno giusto pensare/sospettare che l’Università in questione sia legata a doppio filo con alcune frange di una stampa (politicizzata). Dico giusto, Daniele Pierucci? E se sì, potresti approfondire?

Non chiamarlo legame a doppio filo: chiamala collusione. Non mi meraviglierei per niente se l’Università (in questo caso quella di Bologna, ma il discorso sarebbe estendibile a qualsiasi italico ateneo) avesse pagato per far risultare una cosa del genere; così come non mi meraviglierei affatto se un quotidiano (in questo caso la Repubblica, ma il discorso sarebbe estendibile a qualsiasi altro giornale) avesse chiesto o accettato mazzette per far risultare una cosa del genere. Non dimentichiamo che un numero incredibile di giornalisti sono anche docenti universitari e viceversa. Alcune grandi inchieste di un recente passato (Tangentopoli?) ci insegnano che lo scambio di favori è un modo di fare estremamente diffuso in questa bell’Italia. Io non lo so e non lo posso dimostrare (non sarebbe neanche mio compito farlo), ma dopo ciò che ho vissuto lì dentro posso dire che i risultati di quei sondaggi hanno una corrispondenza men che minima con l’oggettiva realtà dei fatti e che i criteri valutativi usati per collocare sul gradino più alto del podio quella facoltà sono tutti da rivedere. Ma proprio tutti. Ti posso dire altre due cose: la prima è che ogni volta che uscivano questi risultati in cui la facoltà (non si sa come) primeggiava su tutte, i muri interni della facoltà stessa venivano tappezzati con le gigantografie dell’articolo di Repubblica in cui si leggeva “Psicologia a Cesena: il top ha sede qui”; la seconda è che pochi giorni dopo che era uscito l’articolo di Repubblica mentre aspettavo per il ricevimento dal presidente di corso (quello di cui parlo nel libro) l’ho sentito chiacchierare con un suo degno compare (un professore che avevo anche io) mentre diceva “Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta, siamo i primi”; stavano commentando l’articolo di Repubblica, avevano in mano il giornale aperto. Mi domando come abbiano fatto: forse consegnando la busta con l’offerta più alta?

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Dichiarazione choc di Iannozzi Giuseppe: “Ho deciso di pubblicare le mie poesie” + promo “L’ultimo segreto di Nietzsche” di Beppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni)

Dichiarazione choc di Iannozzi Giuseppe:

“Ho deciso di pubblicare le mie poesie”

Iannozzi Giuseppe - poeta?

Iannozzi Giuseppe – poeta?

Ho la faccia di uno che potrebbe dirsi poeta?
A me pare d’aver su la faccia del tipico bastardo, e però alle donne piaccio. E a loro piacciono le mie poesie. Non lo so il perché, piacciono e basta. Dovrei esser contento così e forse un po’ lo sono. Giacché sono anni oramai che mi chiedete di pubblicare delle poesie, bene, ho deciso di pubblicarle. E’ cosa fatta? Forse che sì, forse che no. Ma non sarà difficile trovare un editore. Ho sempre rifiutato di pubblicare le mie poesie, anche quando me lo hanno chiesto con insistenza. Adesso mi sono deciso per fare contente le mie lettrici, e forse qualche mio lettore anche.


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L'ultimo segreto di Nietzsche - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni
L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)

Beppe IannozziCicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – prezzo: € 13,00

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Leggi la recensione di Dario Bentivoglio sul sito Cicorivolta edizioni
freccia Leggi la recensione di Gordiano Lupi sul sito Cicorivolta edizioni

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Un pregiudizio l’io in poesia, caro Aldo Nove? – di Iannozzi Giuseppe

Un pregiudizio l’io in poesia, caro Aldo Nove?

di Iannozzi Giuseppe

Aldo Nove

Aldo Nove

Giusto un pregiudizio l’io. C’è modo e modo d’adoperarlo, uno sbagliato e uno invece necessario non fosse altro che per far dispetto a dio, cioè al nostro io; e però a ben guardare, a destra e a sinistra, in alto e in basso, dio non c’è e se sì si fa gli affari suoi, la qual cosa dovrebbe rendercelo almeno almeno un cincinnino simpatico.

Caro Aldo Nove, se vogliamo sputare in faccia all’io, bene, facciamolo e buttiamo nel cesso il 99,9% della poesia che sin dalla notte dei tempi è stata scritta per “noi” posteri e teniamoci un ridicolo 0,1% senza io. Potremmo farlo, certo che sì, gettare nell’oblio tutta la poesia dall’anno Zero a “noi”, e ci rimarrebbe in mano un pugno di mosche, nemmeno bianche: solo delle mosche, di quelle che stanno sui pesci vecchi di almeno tre giorni. Mosche ben pasciute con occhi enormi, mosche che presto sposteranno la loro luciferina anima verso qualche cadavere fresco, ancora da seppellire in terra (s)consacrata, con su uno di quegli avelli tanto cari al Foscolo.

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

E però io a fare il becchino non sono buono, e a dirla tutta non mi riesce granché bene neanche la parte d’improvvisarmi prete, indi per cui lascio a te, caro Aldo, il compito di seppellire il 99,9% della poesia dall’anno Zero a “noi”. Vedi un po’ tu te dove scavare le fosse. Sì, certo, dovrai scavare per un’eternità o forse anche di più, ma alla fine, alla fine avrai la tua bella soddisfazione d’aver seppellito il 99,9% della poesia che un io ce l’aveva; e alla fine, molto alla fine, la ricompensa di trovarti in terra marziana, arida, morta, vuota. Ci sarai però tu te, con il tuo io dimenticato, ci sarà nella tua testa il “tuo” amato 0,1% di poesia, quello che milioni d’anni fa decidesti di salvare per dirlo valido, e chissà che te ne farai, e chissà se esso sarà per te una minima consolazione o una suprema condanna.

L’abisso è alle porte. La poesia di BEDA – recensione di Iannozzi Giuseppe

L’abisso è alle porte

BEDA

recensione di Iannozzi Giuseppe

Beda - L'abisso è alle porte

Beda – L’abisso è alle porte

GDS edizioniL’abisso è alle porte è l’opera prima di Beda, giovane poeta, classe 1979. E’ quella di Beda una silloge che non porta risposte, ma che semmai produce delle domande scavando nell’interiorità più difficile da accettare del nostro “io”. E qui qualcuno, con pregiudizio, potrebbe storcere il naso avanzando l’idea che la poesia è tale solo se sceverata dell’“io”. Ma prima di dar credito al pregiudizio, che è cosa non poco dissimile da “la calunnia”, vale a dire “un venticello/ un’auretta assai gentile/ che insensibile sottile/ leggermente dolcemente/ incomincia a sussurrar [...]”, leggiamo alcuni versi tratti da Il mio poeta: “Il mio poeta bussa alla porta della coscienza,/ e io, tremante e convulso, spalanco mente e cuore.”
Nella poesia in versi liberi di Beda incontriamo il poeta impegnato a tener vivo un colloquio con sé stesso, nella speranza, forse remota, che ci sia qualcuno in ascolto, qualcuno disposto ad ascoltare quello che potrebbe sembrar all’animo distratto nient’altro che un soliloquio. In E’ passato il tempo del vizio: “Morte colate, agonie spente. Chi sopravvive? [...] I loculi più non bastano a noi. /Restiamo muti, tutt’intorno muovo/ cento e più passi frenetici./ Un sogno di diciotto versi. Domani giungerà.” E ancora, in Il mio innamorato dolore: “Né ora né mai quel tempo/ m’apparterrà. Sarò orfano!/ Il nulla di una foto ingiallita,/ mi tiene ostaggio di ricordi,/ del perduto tempo che si donava.” Beda tenta di portare una risposta ponendosi domande nella lirica immediatamente susseguente, I miei giovani dolori non li senti?: “Fiorisce un pesco già morto,/ la pioggia porta disprezzo,/ chi mai si salverà? Cosa? [...] Ci rubano la libertà di un sogno/ ci regalano la disillusione travestita,/ da buon samaritano e da Cristo,/ e una croce impressa nell’acqua. [...]”.

La poesia di Beda strizza l’occhio al dolore, alla natura amica-nemica del Leopardi, ma anche all’umanità ermetica di Salvatore Quasimodo, senza però voler imitare né l’uno né l’altro.
E’ un esordio sincero quello di Beda, certo che sì.
L’abisso è alla porte accoglie molteplici esperienze, molte per colpa o destino dirottate su un binario morto, e molte altre, ancora, in corso di definizione. E come bene sottolinea il poeta, nell’ultima lirica del suo abisso, Chi mi muove?: “I nostri spiriti son/ miserabili in cime rosee,/ son grani di sabbia/ che si danno al mare,/ son fortezze principesche senza mura e muschio;/ le mi forze si appisolano dilaniate/ come una marionetta/ sfinita e inutile./ Chi mi muove? Chi rendo Re Mida?”. La risposta non la porta il vento di Dylan, la risposta la saprà forse invece dare chi saprà calarsi nell’interiorità del poeta, di Beda.

L’ abisso è alle porteBedaGDS – collana è solo poesia – pagine 96 – Isbn: 978-88-6782-018-4 – Prezzo: € 9,80

FABRIZIO CORSELLI. ENFER. Intervista all’Autore di Iannozzi Giuseppe

FABRIZIO CORSELLI

ENFER

Intervista all’Autore

di Iannozzi Giuseppe

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Enfer - Fabrizio Corselli

Enfer – Fabrizio Corselli

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CIESSE edizioni1. “L’orgoglio della donna/ giace sotto l’ombra/ del proprio peccato”: questi versi riassumono il leitmotiv della tua ultima fatica Enfer, Fabrizio Corselli. Un lavoro molto diverso rispetto alla poesia cui ci hai abituati. Ma di questo ne parleremo più avanti, nel corso dell’intervista. Ora mi preme da te sapere una cosa: non trovi che i versi citati abbiano una impronta spudoratamente decadentista?

Sì. Vuoi per il tipo di contesto adottato sia perché mi allontano da idee tipicamente romantiche, che comunque sono state sempre presenti nella mia poetica, avvicinandomi di più alla visione dei poeti maledetti, all’incitamento del rifiuto della morale borghese fino alla figura del poeta veggente, solitario. Le “visioni” di Morel sono comunque ben diverse. Anche nella dimensione strutturale vi è l’esaltazione del verso libero e della musicalità quale nuova eco capace di costruire nuovi mondi, nuove esistenze. Da questo punto di vista, Verlaine è straordinario. Ci si concentra di più sui desideri, sulle pulsioni dell’anima e meno sulla fisicità del reale che limita invece l’espressione dei sentimenti e delle aspirazioni. Morel dà adito alla sua anima dannata, anche se ciò lo porta all’autodistruzione.

2. Enfer è opera erotica più vicina alle inclinazioni del Marchese de Sade o a quelle di Octave Mirbeau?

Enfer nasce dalla mia passione per il periodo libertino, questo è chiaro, e nella fattispecie dall’amore che ho nei confronti dei testi de sadiani; primo fra tutti la Justine. Ben lontano invece dal “Giardino dei supplizi” di Mirbeau e da “Le undicimila verghe” di Apollinarie; questi non sono riusciti ad appassionarmi così tanto come ha fatto il Divin Marchese, in lui mi ritrovo maggiormente, a livello letterario. In particolar modo adoro il suo concetto di trasgressione retorica e le sue azioni iperboliche nell’atto sessuale. Seppur “erotico” il tema libertino lo considero in ogni modo un genere a sé stante. Ha temi e contesti propri che affondano le proprie radici in un determinato periodo storico, uno schema che è molto preciso, entro il quale riesco a muovermi meglio. Anche a livello di personaggi tipici, Enfer è molto distante dalla figura di Casanova o di Don Giovanni.

Fabrizio Corselli

Fabrizio Corselli

3. Enfer celebra Thanatos (θάνατος) ma anche Eros (Ἔρως). Par quasi che siano facce d’una stessa medaglia. Concependo Enfer, tu, Fabrizio Corselli, hai cantato e la pulsione di vita e la pulsione di morte. In “Al di là del principio di piacere”, Freud sosteneva cheLa mèta di tutto ciò che è vivo è la morte”, per arrivare alla conclusione che “esiste un netto contrasto fra le ‘pulsioni dell’Io’ e le pulsioni sessuali, poiché le prime spingono verso la morte e le seconde verso la continuazione della vita”.

Delicata come questione. Diciamo che la maggior parte degli atti sessuali, soprattutto inseriti all’interno dei riti pagani, stanno a simboleggiare la fertilità, così anche azioni come lo sparagmos, lo smembramento, di cui Orfeo è il caso più eclatante nella mitologia, senza tralasciare il paradigma mitico di Horus. L’unione di Eros e di Thanatos può essere semplificato, in maniera sbrigativa e un po’ presuntuosa, nel diretto rapporto fra gli opposti, in quella che è la legge enantiodromica di Eraclito, in cui immancabilmente un principio si trasforma nel suo opposto, come lo è il suono nel silenzio, e di cui la Poesia si nutre, ritrovando il suo apice in quel silenzio metaforico che assenza non è ma Suono assoluto. Principio peraltro ripreso dai poeti maledetti, un dire tacendo in cui la privazione si veste di una forte carica metaforica, sottraendo oltremodo il sentimento alle leggi del cuore.
Oltre all’Eros e Thanatos, c’è anche un particolare che mi differenzia dalla letteratura de sadiana, per quanto io possa prenderla a modello, tralasciando la sua retorica ed etica del coito, ed è proprio la presenza dello smarrimento, della vertigine del bello, cosa che invece manca in de Sade, come Simone de Beauvoir ben evidenzia nella postfazione della Justine “mai la voluttà appare nei suoi racconti come smarrimento di sé, estasi, abbandono… nell’eroe sadico, la maschia aggressività non è attenuata dalla comune metamorfosi del corpo in carne; nemmeno per un attimo egli si perde nella sua animalità: rimane così lucido, così cerebrale che invece di disturbarlo nei suoi slanci i discorsi filosofici sono per lui un afrodisiaco”. Cosa che non succede invece in Morel. Soprattutto, poi, lo smarrimento, la vertigine è necessaria in quanto elemento costitutivo della Poesia, strumento per raggiungere il sublime ed effetto finale che la Poesia stessa cerca di causare nel lettore (il sublime ha il fine di creare la vertigine nel lettore).

4. In Enfer il piacere è carnale ed è mortale, il più delle volte anale. Con elaborate immagini poetiche metti a nudo il vizio del libertino Alexandre Morel e quello della sua vittima Madeleine. Ambientato in un’epoca per certi versi ancora oscura nonostante Voltaire abbia già da tempo portato il lume nelle menti di molti, Morel segue e rispetta una regola solamente, quella di amarsi torturando con il suo fallo le fanciulle. Solo finzione letteraria, o c’è in Morel anche uno specchiamento di te poeta?

Tralasciando la parte delle azioni fisiche, che lascio nel mistero più completo demandando il tutto alla fantasia o alla malizia del lettore, dico subito che Morel è la proiezione del mio lato oscuro. Soprattutto in esso si rispecchiano alcune mie componenti individualistiche quali una velata misoginia che mi ha sempre caratterizzato, e l’assenza di fede cattolica. Situazione quest’ultima che mi ha aiutato abbastanza nella trattazione della negazione della morale cattolica stessa e nel suo esplicito attacco da parte di Morel, per ovvie questioni ideologiche del movimento libertino. Va distinto il libertinaggio dal vero e proprio movimento filosofico; il primo, più popolare, è diventato soltanto una degenerazione dei costumi morali, con una particolare attenzione all’atto sessuale e alla soddisfazione dei propri piaceri smodati.
La frequenza del sesso anale, e non solo questo, derivano invece da alcune considerazioni che De Sade espone in maniera precisa nella Filosofia del Boudoir, proprio sulla pratica dell’entredeux, e che ho accolto con grande enfasi a livello compositivo. Un’altra situazione frequente, che aggiungo e che molte lettrici hanno fatto notare, è l’uso delle dita rispetto all’amplesso vero e proprio.

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Intervista a Gordiano Lupi. In attesa della primavera di Gordiano Lupi – Yoani Sánchez – di Iannozzi Giuseppe

In attesa della primavera

Gordiano Lupi – Yoani Sánchez

Intervista a Gordiano Lupi

di Iannozzi Giuseppe

In attesa della primavera - Yoani Sanchez - Gordiano Lupi

In attesa della primavera – Yoani Sanchez – Gordiano Lupi

Gordiano Lupi – Yoani Sánchez – In attesa della primavera – Edizioni Anordest – Prefazione di Mario Calabresi – Pag. 230 – Euro 12,90 – ISBN 9788896 742778

Edizioni A NordEst1. “Alcuni anni fa ho letto uno studio realizzato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro dove si considerava la professione di giornalista come la seconda più rischiosa a livello mondiale […] Qui nessuno spara ai redattori di notizie e nessuno li sequestra, piuttosto avvelenano la loro professione”. Lo scrive Yoani Sánchez in “Zittire una blogger”. Per assurdo si potrebbe pensare che il castrismo sia un cincinnino migliore rispetto allo stalinismo di Putin; è facile (e giustificato) credere che l’assassinio di Anna Politkovskaja trovi la sua spiegazione nelle denunce critiche della giornalista contro l’ex agente segreto russo, eletto il 4 marzo 2012 per la terza volta Presidente della Federazione Russa. Ciononostante io credo che i vertici politici cubani non si farebbero scrupolo alcuno a eliminare fisicamente…

Non credo che i vertici politici cubani abbiano mai avuto nel loro DNA la spinta a eliminare fisicamente i loro avversari politici. Certo, in alcuni casi è stato fatto, ma sempre con una parvenza di legalità, dopo un processo più o meno regolare. Sto pensando al caso Ochoa. In altri casi ci sono stati incidenti più o meno sospetti, da Camilo Cienfuegos alla recente morte di Oswaldo Payá, ma non esistono prove certe. Il regime cubano – nella maggior parte dei casi – tende a isolare l’avversario politico, a renderlo innocuo, impotente, non tanto a eliminarlo fisicamente. Vedi il caso Padilla, ma anche il lungo isolamento culturale di cui fu oggetto Virgilio Piñera.

Gordiano a Sanchez

Gordiano a Sanchez

2. Yoani Sánchez è una blogger molto conosciuta, forse la più conosciuta al mondo. Fidel Castro ha, per così dire, le mani legate. Non può permettersi di farla scomparire, tanto più che gli USA si sono da tempo schierati dalla parte di Yoani. Anche se moribondo, Fidel è ancora il simbolo del potere a Cuba, il lider maximo. Ci sarà mai la primavera per Cuba, e, soprattutto, tu, Gordiano Lupi, pensi che Cuba cambierà in meglio, o si andrà invece incontro a un grande disordine sociopolitico?

Non credo che nessuno voglia far scomparire Yoani, tanto meno Fidel Castro, ormai un vecchio moribondo sostituito al potere dal pragmatico fratello Raúl che sta cambiando il volto di Cuba. Il problema è che lo sta cambiando troppo lentamente. Non credo che Cuba finirà nel caos. Vedo un futuro “cinese”, magari (spero) con più diritti umani.

3. Yoani ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Purtroppo non ha potuto raccoglierli tutti con le sue proprie mani, questo per il rigido sistema castrista che considera Yoani una dissidente, vale a dire una minaccia per Cuba. Le restrizioni di viaggio per i cubani sono molto forti, segno questo che Cuba ha paura. A tuo avviso, Gordiano Lupi, Cuba ha paura più di Yoani o della libertà che i cubani reclamano a gran voce?

La domanda è sorpassata dalle riforme di Raúl. Non so se hai seguito le ultime notizie di cronaca. Adesso i dissidenti escono ed entrano senza problemi. Le restrizioni di viaggio sono praticamente cadute e le tanto paventate ritorsioni ai danni di chi usciva dal proprio paese per denigrarlo non si sono verificate. E allora? Non so che dire. So solo che Yoani sta per uscire da Cuba una seconda volta, per andare prima in Spagna e poi in Italia. Tira tu le conclusioni. Credo che il governo cubano non abbia questa gran paura di Yoani… e al tempo stesso – forse sono un po’ sordo – non sento i cubani reclamare niente a gran voce. Anzi, no, forse la sola cosa che sento reclamare sono le rimesse da parte dei familiari che vivono all’estero.

Gordiano a Sanchez a Torino

Gordiano a Sanchez a Torino

4. “Più della censura istituzionale e del controllo statale, c’è qualcosa dentro di noi che dobbiamo eliminare”, dice Yoani. E prosegue: “Per questo dico sempre ai miei amici – tra il serio e il faceto – che sto già vivendo il post castrismo, perché non mi pongo limiti per esprimermi. Mi alzo e dico: Oggi voglio essere un poco più libera.” La libertà è dunque anche uno ‘stato mentale e spirituale’ per quei cubani che oggi aspirano alla primavera, a un arcobaleno di sette colori. Ma quanti sono in realtà oggi i cubani che vogliono sul serio levarsi di dosso l’autoritarismo? E chi sono, a quali fasce sociali appartengono?

Credo che siano pochi, tutto sommato. Il cubano della strada pensa a risolvere il problema di mangiare e vestirsi, magari anche quello di divertirsi e viaggiare, ma la politica interessa solo le fasce intellettuali della popolazione. La libertà, la democrazia, i diritti umani sono sentiti come un valore soltanto da scrittori, registi, cantanti, giornalisti…

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L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi nella superba recensione di Gordiano Lupi

L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi
nella superba recensione di Gordiano Lupi

di Gordiano Lupi (http://www.infol.it/lupi/)

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L'ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONIBeppe Iannozzi è scrittore versatile ed enciclopedico, la sua narrativa attraversa molte branche del sapere, spesso fondendosi alla saggistica divulgativa, sconcertando il lettore – ma l’effetto è voluto – che sta cercando soltanto un romanzo da leggere. Iannozzi non fa narrativa da spiaggia, non scrive romanzi di genere, non racconta le gesta intrepide del solito commissario di polizia che vive in luoghi di fantasia, fuma come un turco, beve Marsala e si ciba di manicaretti prelibati. Iannozzi cita Wikipedia e Seneca senza problemi, passando dal popolare al colto, scrive un romanzo filosofico che indaga la follia di Nietzsche, ma anche la teoria dell’Eterno Ritorno e il mistero della Sindone, oltre a fornire un sacco di ipotesi suggestive sulla persona di Gesù Cristo. L’ultimo segreto di Nietzsche è anche un libro sui misteri di Torino che tanto affascinano Dario Argento e molti maestri del brivido, così come ne restano soggiogati diversi esperti di esoterismo. Iannozzi racconta le trame del maligno, ripercorre le tappe salienti della vita di Vlad Tepes l’Impalatore, meglio noto come Dracula, una delle tante incarnazioni del demonio. Sarebbe lui l’Anticristo nietzschiano? Cristo, invece, sarebbe “un Messia alieno venuto da un mondo più evoluto per insegnarci a cagare e a pisciare” e il Paradiso solo il suo Pianeta d’origine? Lo scriveva Peter Kolosimo nei libri della mia adolescenza, tomi che ho letto e riletto, consumandoli e credendoci come uno sciocco, prima che l’età della ragione mi facesse dire che se dovevo credere a cose improbabili tanto valeva confidare nella religione. Non è terrestre di Kolosimo – come fa notare l’autore – rappresenta persino Lucifero nei panni di uno scienziato pazzo da fumetto che vuole distruggere l’universo. Romanzo filosofico è una definizione che mi convince per l’opera di Iannozzi, lavoro non di facile lettura, non consigliato per tutti, ma solo per palati fini, per chi non il solito romanzo di genere. “L’idea è il filosofo e il filosofo è un uomo e non può sfuggire alla sua natura di ricercare un’idea migliore, o di migliorare quell’idea che un tempo nutriva”, afferma l’autore. Il Bertrand Russell di Perché non sono cristiano, Ecce Homo scritto a Torino da Nietzsche, L’Anticristo, l’Eterno Ritorno, ma anche la dottrina della Chiesa e le parole di Giovanni Paolo II sul diavolo sono alla base di un’opera che cita persino Che Guevara, la canzone di Carlos Puebla, gli avvistamenti UFO e la costruzione della Mole Antonelliana. Per concludere che Nietzsche finirà per seguire la sua filosofia e un giorno tornerà a Torino, perché niente finisce davvero, tutto ritorna. Per sempre. Un libro non commerciale, intriso di contenuti storico-filosofici, che solo un piccolo editore intelligente come Cicorivolta poteva avere il coraggio di pubblicare.

L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)Beppe IannozziCicorivolta edizioni – ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – © 2013 – prezzo: € 13,00

Leggi anche: “Angeli caduti” di Beppe Iannozzi – la recensione di Gordiano Lupi

L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi nella superba recensione di Gordiano Lupi

L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi
nella superba recensione di Gordiano Lupi

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Iannozzi Giuseppe in arte Beppe Iannozzi


L'ultimo segreto di Nietzsche - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni


promo culturale

frecciaL’ultimo segreto di Nietzsche
(Il ritorno del filosofo a Torino)
nelle librerie Feltrinelli a soli € 11,05

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L'ultimo segreto di Nietzsche - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni
L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)

Beppe IannozziCicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – prezzo: € 13,00


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L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi. Metaromanzo che sfiora il capolavoro – di Dario Bentivoglio

L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi

Metaromanzo che sfiora il capolavoro

di Dario Bentivoglio

Fonte: iannozzigiuseppe.wordpress.com

L'ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

L’ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE – BEPPE IANNOZZI

freccia Leggi su Cicorivolta edizioni dei brani estratti dal romanzo

L'ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino) di Beppe IannozziSe non dotato di una cultura enciclopedica poco ci manca, questo uno dei tanti punti forti di Giuseppe Iannozzi, in arte Beppe Iannozzi, il cui stile letterario non imitabile rifugge qualsiasi etichetta ed etica. Ne è dimostrazione lampante L’ultimo segreto di Nietzsche, edito da Cicorivolta edizioni, romanzo che fa sua la Gestalt demolendo illusioni ottiche, psicologiche e fideistiche, dando così vita a simulacri e universi destinati a franare e a risorgere in forme sempre nuove ma sempre sofferenti di una non vaga mendacità. Iannozzi fa largo uso della tecnica cara a William Burroughs e che grossomodo fu abbozzata da alcuni esponenti del dadaismo, il cut-up; il risultato è un romanzo di luminoso scetticismo, non di rado sconvolgente al limite del cinismo e della blasfemia.
L’ultimo segreto di Nietzsche è un dedalo di storie sotterranee, su più piani dimensionali, senza una apparente via di uscita, che conduce il lettore nell’Eterno ritorno per riseppellirlo in esso; e per quanto uno possa scavare seguendo l’indicazione dello Zarathustra di Röcken, sempre si vedrà sepolto nella sua naturale condizione di essere semplicemente un uomo e non altro.
Demolitore di idoli, con rara abilità Iannozzi porta sul banco degli imputati etica ed estetica condannando larga parte dell’axiologia, a partire da ben prima dell’anno Zero sino ad arrivare all’attuale momento storico.

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L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino). Beppe Iannozzi. Cicorivolta edizioni – in libreria

L’ultimo segreto di Nietzsche

(Il ritorno del filosofo a Torino)

Beppe Iannozzi

Cicorivolta edizioni

L'ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

L’ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE – BEPPE IANNOZZI – CICORIVOLTA EDIZIONI

in copertina, “Ecce homo”, by Sebastiano Bongi Tomà – (www.sbtphotographer.eu)

L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino) – Beppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – ISBN 978-88- 97424-77-2 – pp.181 – €13,00

ordinalo senza spese di spedizione

Cicorivolta edizioni

frecciaL’ultimo segreto di Nietzsche
(Il ritorno del filosofo a Torino)
nelle librerie Feltrinelli a soli € 11,05

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Beppe Iannozzi - L'ultimo segreto di Nietzsche - Cicorivolta edizioniNell’Augusta Taurinorum, fra passato e presente, alieni e filosofi, dèmoni e prostitute, il padre della moderna filosofia, Friedrich Willem Nietzsche. Il filosofo, ormai sulla via di un’eterna pazzia, dopo aver partecipato a una seduta spiritica, s’imbatte in Absu Imaily Swandy. A una prima occhiata l’uomo, che dice di provenire da un altro mondo, sembra innocuo, niente più che uno svitato. Nietzsche lo ignora e lo dimentica. Non può immaginare che Absu lo ha voluto incontrare per rubargli l’anima e portarla a spasso con sé lungo tutto il XX° secolo e oltre.

Intanto, e forse in dipendenza da ciò, ai giorni nostri, un giovane filosofo concentrato sul razionalismo, e che par essere la reincarnazione di Nietzsche, vede accanto a sé il suo doppio, un simulacro che gli parla e lo istruisce. Un giorno anche lui incontra Absu e come Nietzsche gli tributa poca o nulla importanza. Tuttavia dovrà ricredersi, perché Absu pare abbia un piano per rubare la Sacra Sindone, poiché dice che gli appartiene.

Il tragico epilogo della vicenda si avrà in cima alla Mole Antonelliana, dove verrà messo a nudo l’ultimo segreto di Nietzsche. Un segreto tanto terribile che se rivelato all’umanità…

Qui ulteriori informazioni su “L’ultimo segreto di Nietzsche” di Beppe Iannozzi (Giuseppe Iannozzi).

Segnalato su:

su stellaArteinsieme di Renzo Montagnoli, qui.

Brano tratto da “L’ultimo segreto di Nietzsche”

(…)

Beppe Iannozzi (Iannozzi Giuseppe)

Beppe Iannozzi (Iannozzi Giuseppe)

Fu durante gli anni Ottanta, ovvero nel periodo che trascorsi alla Massari – durante le medie inferiori per intenderci –, che la mia indole filosofica si manifestò appieno procurandomi poi in futuro non pochi guai: la scuola, tanto per cambiare, era prefabbricato, per di più dichiarato più volte a rischio, tant’è che l’anno precedente al mio ingresso alla Massari la struttura architettonica fu rinforzata con uno scheletro interno di ferro pittato d’un rosso acceso. Giuseppe Massari fu politico e scrittore, e sostenitore delle idee liberali a Napoli. E fu suo malgrado costretto a scegliere l’esilio parigino; entrò in contatto con Gioberti e diresse a Torino il Mondo Illustrato; ma volle tornare a Napoli e gli riuscì di farsi eleggere deputato al parlamento, incarico che gli durò assai poco perché dovette nuovamente riparare nell’Augusta Taurinorum dove strinse amicizia con Cavour e rinnovò quella con Gioberti. A lui era intitolata la scuola che io frequentai per tre anni; e non un docente che mi disse che Giuseppe Massari nacque a Taranto nel 1821 e che morì a Roma nel 1884; non uno che accennò alle sue idee politiche; non uno che ci fece mai leggere uno stralcio dei suoi tanti scritti sul Risorgimento italiano. Che teste di cazzo ‘sti insegnanti che sudano bibbie di colpevolezza da ogni poro!

Durante i tre anni trascorsi alla Massari il mio temperamento subì non pochi scossoni, quelli che accusano tutti i filosofi che poi, inevitabilmente, vengono tacciati dalla società come imbranati. Tuttavia la cosa non poteva più darmi fastidio: divenni avvezzo a sentirmi apostrofare nei corridoi con epiteti d’ogni sorta e poco ci badavo. Dei molti epiteti vomitati addosso alla mia persona, ne ricordo alcuni, “Chiel-lì a l’ha na testa baravantan-a”, “A l’é ‘n cerighèt aut na branca e a chërd d’esse n’om”; osservazioni di questo genere a iosa, tutti i maledetti giorni. Poi, un giorno ebbi la sventura d’incappare in una certa Maddalena che manco stava nella mia classe; era una peperina che subito si buttò a capofitto nell’affaire ‘filosofo’ per darmi contro. Cominciò con l’apostrofarmi in vari modi, e alla fine decise che io per lei ero Andreotti, forse a causa delle mie orecchie a sventola. Insomma, più che una peperina era una puttanella, una di quelle che se la fanno con chi c’ha il Potere, qualsiasi forma di Potere purché diabolico. Si era nel corridoio a fare merenda, quando questa Maddalena decise di portare il suo passo dove io e Gianni parlavamo faccia a faccia del più e del meno facendoci i cazzi nostri. “Ambelessì as fa sempre baleuria!”, esordì con tono mellifluo mentre sulle labbra le si disegnava velenoso cachinno. Io e Gianni tenemmo il silenzio, io sperando che Maddalena si squagliasse quanto prima. Noi non le si dava filo. E lei se ne risentì e allora poco ci mancò che mi sputasse in faccia. “Andreotti, Andreotti, Andreotti!”, gridò. E scoppiò a ridere. “Andreotti, badò!” “Cola fija a l’é mach na bërnufia”, mi suggerì Gianni in un orecchio, con un tono che non era di certo un sussurro, affinché potesse sentire anche la Maddalena. E lei piccata: “Ti it disi mach ëd betise.” E Gianni: “Piantla lì ëd gandiné la gent, përché ‘n dì o l’àutr it troveras queicadun che at buterà a pòst.” E lei: “Le toe mnasse am fan gnaca ël gatij.” Poi, rivolgendosi a me con tono ironico, cattivo, da stridine: “A l’è bela la vita dël gargagnan: sold, done e divertiment sensa fé gnente d’àutr che ël fagnan!” Niente di più falso… io figlio di proletari, solo studio e lavoro. Il sangue m’inebriò di cieca rabbia il cervello. “Ant la vita a venta travone tanti bocon amèr: ëd vòlte am piaserìa avèj na facia ëd tòla come la toa, sòma!”, ribattei stringendo i pugni, tanto che le nocche delle mani mi diventarono subito bianche. “Date nen tanta sagna, che it ses ‘n pòr diav come mi!”, ribatté lei e se ne andò via tutta allegra continuando a berciare ‘Andreotti, badò’ lungo il corridoio affinché tutti potessero sentire. Da quel giorno, alla Massari per tutti io fui ‘Andreotti’ e basta.

Ne sono passati di anni da quella discussione, che non fu comunque l’unica portata nei corridoi scolastici con vivo astio. Alla Massari non avevo più nulla da fare: dovevo risolvermi a scegliere il mio indirizzo di studi futuri… un travaglio che è meglio tralasciare: studi irregolari, amicizie spiantate, anni persi e recuperati… lavoretti giusto per tirar su qualche Lira e sempre volgarmente pagati, sicché, alla fine, sempre mi chiedevo se ero io che pagavo per lavorare. In ogni caso furono le mie delle disavventure che devono accadere a chiunque sia stato vomitato in questo Crepuscolo degli Dèi, disavventure che un po’ somigliano all’acqua che scorre e fugge via per recessi persi in un nessun dove

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L’amore è scavalcare un muro. Felice Muolo (introduzione di Giuseppe Iannozzi – illustrazione di copertina: Valeria Chatterly Rosenkreuz) – acquista su Lulu.com

L’amore è scavalcare un muro

FELICE MUOLO

fonte: iannozzigiuseppe.wordpress.com

L'amore è scavalcare un muro - Felice Muolo

L’amore è scavalcare un muro – Felice Muolo

In copertina One hundred years of solitude di Valeria Chatterly Rosenkreuz per gentile concessione dell’Artista (c)

Quarta edizione, riveduta e corretta

la vetrina di Felice Muolo su Lulu.com

http://www.lulu.com/spotlight/felicemuolo

Disponibile anche come ebook

ebook

qui in formato ebook a 2 Euro

Dall’Introduzione di Giuseppe Iannozzi

C’è solitudine, l’assenza, la frustrazione per la mancanza d’un figlio, e c’è l’instancabile desiderio di non arrendersi al destino avverso che vorrebbe la coppia senza la gioia di dare una linea di continuità al proprio nucleo familiare.

L’amore è scavalcare un muro di Felice Muolo è un romanzo tenero, drammatico e intelligentemente ironico, che mette a nudo la fragilità dell’uomo e della donna, di Aurelio e Anna, in un perfetto costrutto narrativo per disegnare un dramma borghese più che mai attuale, e comune a molte coppie. Perché l’amore dev’essere completato dalla presenza d’un figlio: questo il leitmotiv.

Un bel giorno si manifesta un angelo, una ragazza americana, una autostoppista che con la sua freschezza irrompe nella vita di Aurelio e Anna.

Aurelio lavora presso una agenzia di viaggi. Anna cerca di regalare al suo uomo un figlio: le gravidanze non arrivano però mai a buon fine, e ogni volta Anna rischia la vita in nome dell’amore. Aurelio è rassegnato, abbattuto, nonostante cerchi di rassicurare la moglie che prima o poi un figlio lo avranno. Ciononostante si sente il ramo sterile della famiglia. L’arrivo in agenzia di Magda riconfigurerà il rapporto fra Aurelio e Anna, in maniera imprevista e per certi versi miracolosa, attraverso un dono d’amore.

L’amore è scavalcare un muro di Felice Muolo è un dono d’amore (rifiutato), autentico e straziante, commovente anche, senza però mai scadere in un cieco e vuoto sentimentalismo fine a sé stesso.

L’amore è scavalcare un muroFelice Muolo – introduzione di Giuseppe Iannozzi – immagine di copertina Valeria Chatterly Rosenkreuz – pagine 98 – quarta edizione – ISBN 9781291448979 – prezzo: € 8,00

con preghiera di diffusione preghiera

L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino) – Beppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni – a metà giugno in libreria

L’ultimo segreto di Nietzsche

(Il ritorno del filosofo a Torino)

Beppe Iannozzi

Cicorivolta edizioni

L'ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

L’ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE – BEPPE IANNOZZI – CICORIVOLTA EDIZIONI

La copertina è Opera realizzata da Il Ramingo,
ovvero da Sebastiano Bongi Tomà (Photographer)
Il sito ufficiale de Il Ramingo: www.sbtphotographer.eu
Il Ramingo su Facebook: https://www.facebook.com/ramingo

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Con preghiera di diffusione. Grazie.

Racconti? si può! Laura Costantini intervista Beppe Iannozzi

Racconti? si può! Laura Costantini
intervista Beppe Iannozzi

di Laura Costantini (*)

L’intervista è stata pubblicata online, in prima battuta, su www.scrivendovolo.com (ScrivendoVolo – il sito per gli amanti della scrittura e della lettura), qui. – g.i.

Laura ZG Costantini

Laura ZG Costantini

Ho iniziato a leggere la raccolta “Angeli caduti” di Beppe Iannozzi (Cicorivolta Edizioni) con un atteggiamento misto di diffidenza e curiosità. Conoscevo in parte la scrittura di Iannozzi, avendolo letto, anche a livello narrativo, sul web e mi chiedevo se avrebbe retto, con il suo stile peculiare, un intero volume. Soprattutto di racconti. Perché, diciamolo, le antologie monomarca qui in Italia non sono ben viste, soprattutto se l’autore non è il bestsellerista di turno. Ma ho letto, con attenzione. E ho scoperto che il livello è alto, la volontà è quella di sperimentare, stupire, sconcertare il lettore. Spesso i finali lasciano a chiedersi quale sia il messaggio e sembra di vedere l’autore sogghignare tra le righe perché forse, proprio come nella vita reale, non c’è. Oppure è inintelligibile. Lo stile spazia da passaggi altamente poetici a un compiaciuto gusto per la volgarità e su tutte le storie grava come una coltre di piombo una visione oscura e priva di speranza del futuro. Molti tra i racconti appaiono in bilico tra fantascienza e distopia, con atmosfere che rimandano ai passaggi più cupi della Strada di McCarthy. Ma sul sottofondo scorre potente una vena ironica che pone l’autore nel ruolo di narratore onnisciente che si fa beffe del lettore e del suo sconcerto. E l’insistenza per gli aspetti più bassi dell’umana fisicità, con cessi incrostati di merda e piscio e bocche sdentate ricettacolo di colonie di scarafaggi, sembrano un invito a non prendere troppo sul serio gli apocalittici scenari che ci vengono proposti.

Queste le impressioni. Ma vediamo se Iannozzi è d’accordo.

1. La quarta di copertina ci avverte che saremmo davanti a una “testimonianza fra le più dinamiche e intense della nostra narrativa contemporanea”. Il lavoro delle quarte di copertina è quello di magnificare i contenuti ma, secondo te, che dobbiamo aspettarci dalla narrativa contemporanea, a parte Iannozzi?

iannozzi giuseppe

iannozzi giuseppe

E’ fuor di dubbio che scopo delle quarte di copertina è di rendere appetibile il lavoro di un autore al più vasto bacino di lettori. Questo accade per tutti i libri, siano essi pubblicati da un grande editore o meno. Il mio lavoro rifugge da qualsiasi etichetta e dal semplicismo. Personalmente mi annoio a morte quando mi tocca di leggere romanzi il cui plot è da cliché. Sono dell’opinione che della tanta narrativa che oggi viene sfornata non rimarrà alcunché: ahinoi, siamo di fronte a una proliferazione incontrollata di libri-fotocopia. Di ciò se ne può rendere conto chiunque: entri in libreria e vieni azzannato alla giugulare da romanzetti su improbabili vampiri. Siamo invasi da vampiri, zombie, pseudo-romanzi storici su l’Impero Romano e il Medioevo. In ogni caso penso che sì, siamo ben vicini al livello di saturazione, i lettori sono sempre più scontenti di dover spendere per delle storie scritte a tavolino e male per giunta.
C’è della narrativa, talvolta della Letteratura che merita d’esser letta con profonda attenzione. Antonio Scurati, Michele Mari, Giuseppe Culicchia, Diego Cugia, Pietrangelo Buttafuoco, Isabella Santacroce, ad esempio, sono autori di tutto rispetto che, in un questo particolare momento storico-sociale, sanno dare un significato sincero alla narrativa italiana, questo perché riescono a evadere dai facili stereotipi che un certo mercato editoriale tende a imporre. C’è sostanza e stile nelle loro storie.
Quel lettore che volesse affrontare la lettura di Giuseppe Iannozzi, di certo non si troverà a contatto con degli stereotipi pseudo-letterari, né gli sarà tanto facile etichettarmi.

2. Ventuno racconti, due tempi, 229 pagine. Angeli caduti è una raccolta corposa. In Italia si legge poco e si vende meno, soprattutto le antologie. Perché allora questa scelta?

ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

ANGELI CADUTI – BEPPE IANNOZZI – CICORIVOLTA EDIZIONI

Gli italiani leggono poco. Colpa è del sistema scolastico ma anche delle famiglie che non tengono in nessun conto la cultura, per cui non fanno degli sforzi per instillare nei propri figli l’amore per i libri. Una generazione che rinnega la cultura, poco ma sicuro che è una generazione destinata alla sconfitta e alla schiavitù, per sua scelta costretta a sottostare alle idee altrui, a credere obbedire e combattere o nel nome del fascismo o in quello dello stalinismo.

Nel 1958, Dino Buzzati vinceva il premio Strega con la raccolta “Sessanta racconti”. Oggi a portare a casa il premio sono librettini di nessun valore. L’ultimo premio Strega, meritato al cento per cento, risale al 1990, “La chimera” di Sebastiano Vassalli.

“Angeli caduti” è una raccolta di racconti: la loro peculiarità è di far vivere intere vite nello spazio ridotto di poche pagine. Molti racconti, inizialmente, erano stati concepiti per essere dei romanzi. C’è voluto non poco lavoro per ridurre a una misura essenziale le storie. A mio avviso, scrivere un buon racconto è più difficile che non scrivere un romanzo, di seicento o mille pagine anche. In un romanzo lo scrittore può allungare la storia, può anche perdersi all’interno di essa, e soprattutto può permettersi di commettere un certo numero di errori di diversa natura, e di divagazioni superflue; il racconto invece deve arrivare al lettore bell’e confezionato, rinunciando a tutto ciò che è superfluo.

“Angeli caduti” accoglie e raccoglie vite e ritratti di vite, di persone, che, in un modo o nell’altro, hanno cercato di essere felici combattendo il sistema, il Grande Fratello che li avrebbe voluti inquadrati obbedienti e sottomessi. Tutti i personaggi che sono in “Angeli caduti” sono delle persone che lottando per la felicità sono cadute nell’oscurità più profonda del proprio Io.

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L’ultimo segreto di Nietzsche. Thriller storico esoterico di Beppe Iannozzi (Iannozzi Giuseppe) – Cicorivolta edizioni

L’ultimo segreto di Nietzsche

thriller storico esoterico

Beppe Iannozzi

Cicorivolta edizioni

anteprima

L'ultimo segreto di Nietzsche

L’ultimo segreto di Nietzsche

Sinossi

Richard Wagner

Richard Wagner

Il filosofo di Ecce homo nonché dell’Anticristo si trova a Torino. E’ il suo soggiorno torinese, la capitale italiana che vedrà purtroppo sbocciare quella pazzia che per anni lo accompagnerà sino alla drammatica morte. A Torino Nietzsche si trova per completare i suoi scritti, ma anche per allontanarsi da Richard Wagner che ha disconosciuto dopo che questi ha dato vita al Parsifal, tradendo, secondo Friedrich W. Nietzsche, la loro idea di non lasciarsi sottomettere dal cristianesimo e dall’ebraismo. Nietzsche non riesce ad avere dei buoni rapporti con le donne, per questo è costretto a frequentare i postriboli, anche quelli torinesi. Appena uscito di casa, su invito, un giorno decide di recarsi a una seduta spiritica: ci va per curiosità, tanto più che è uno degli argomenti del momento, nonostante la cosa lo interessi poco o niente. Mentre si reca all’appuntamento sulla sua strada incontra uno strano personaggio, Absu Imaily Swandy. Vuole la leggenda che Absu sia in realtà un uomo venuto da un altro pianeta. Absu e Friedrich hanno un breve scambio di battute in strada, dopodiché le loro strade pare che si dividano. Purtroppo per il filosofo, dopo la seduta spiritica comincerà a manifestare i primi segni di pazzia fino ad arrivare al punto di abbracciare un cavallo arringando il suo padrone. Ma l’esplosione più forte di pazzia ce l’ha in casa: come un satiro comincia a suonare malamente il pianoforte gridando “Dioniso o Gesù crocifisso”.

sacra sindone

sacra sindone

La scena si sposta ai giorni nostri: un giovane, dopo aver seguito il suo percorso di studi, sulla sua strada incontra un vecchio compagno. Il giovane è un tipo schivo, chiuso, misantropo, uno che non ama e che non nutre alcuna fiducia nell’umanità. Gianni, vecchio compagno del giovane protagonista, è un fascista. I due si odiano. Gianni gli racconta del suo amore per casa Savoia e blatera di come, a sua detta, sarebbe in atto un tentativo per trafugare il Sacro Lino, la Sindone. Parla e straparla. Il giovane protagonista lo manda a quel paese credendo così d’aver chiuso per sempre con lui. Così non sarà. Poi il destino vuole che incontri anche un’altra vecchia conoscenza, una certa Maddalena. Maddalena non è più la ragazzina strafottente che il giovane protagonista aveva conosciuto sui banchi di scuola, è difatti una tossica persa, malata di Aids. I due si incontrano e bene o male riprendono il dialogo là dove tanti anni addietro l’avevano lasciato. Maddalena ha avuto anche dei rapporti sessuali con Gianni. Maddalena gli racconta della sua vita, di come è caduta in basso, ma soprattutto si paragona a una strega perché malata di Aids e scansata da tutta la società. I due cominciano a peregrinare insieme lungo le strade storiche di Torino, mentre Maddalena gli racconta anche di quando le streghe (le lamie) erano in Piemonte. Gli racconta di come furono processate e con quali capi d’accusa.

Absu Imaily Swandy

Absu Imaily Swandy

Asbu Ismaily Swandy è tornato. Se ne occupa la Stampa, ma anche Panorama e diverse testate giornalistiche americane. Il suo ritorno fa scendere in campo persino Dino Buzzati che decide di scrivere un pezzo su questo enigmatico personaggio. Nell’intanto il giovane protagonista sta studiando per diventare giornalista, nonostante sia il suo animo quello di un filosofo. Concentrato sul razionalismo, il giovane protagonista par essere la reincarnazione di Friedrich W. Nietzsche, anche se non osa ammetterlo. Vede però accanto a sé il suo doppio, un simulacro che gli parla e lo istruisce. Un giorno anche lui incontra Absu e come Nietzsche gli tributa poca o nulla importanza. Tuttavia dovrà ricredersi perché Absu pare abbia un piano per rubare la Sacra Sindone. Dice che gli appartiene.

Il tragico epilogo della vicenda si avrà in cima alla Mole Antonelliana, dove verrà messo a nudo l’ultimo segreto di Friedrich W. Nietzsche. Un segreto così terribile che se fosse rivelato all’umanità questa cadrebbe nel tempo d’un batter di ciglia.

1 – Chi è l’editore… nuovamente Cicorivolta?

In prima battuta sì, nuovamente Cicorivolta edizioni. Il nuovo romanzo, per il momento, ha per titolo “L’ultimo segreto di Nietzsche”.

Non ho più pubblicato, per mia volontà, per venti anni buoni dopo il mio esordio letterario, che comunque non val la pena di ricordare: ero allora un ragazzo, uno stupido a dirla tutta, per cui il mio primo lavoro non conta, non significa nulla per me, e, deo gratias, neanche per la critica.

Il ritorno sulla scena letteraria in veste di scrittore è stato grazie alla lungimiranza di Cicorivolta edizioni, che ha da subito creduto in me e nel mio lavoro “Angeli caduti”.

2 – Hai accennato alla storia di un giovane giornalista. Per caso si tratta di un romanzo autobiografico, o almeno in parte?

I personaggi principali sono tre: Friedrich W. Nietzsche, Absu Imaily Swandy e un giovane giornalista. Ci sono tanti altri personaggi minori che interagiscono con i protagonisti, ma, or come ora, credo non sia il caso di dire di più.
Il mio Nietzsche è a Torino, proprio nel periodo in cui manifestò i primi allarmanti segni di pazzia.

UFO su Torino

UFO su Torino

Di Absu Imaily Swandy si può dire, in maniera riduttiva, che è una sorta di leggenda, un personaggio che esiste o che è esistito, se non altro perché nell’autunno del ’73 il Sidereal Intercontacts Centre (Sic) annunciò la sua venuta definendolo il “Grande Maestro”. Se si vuol dar credito alle voci che sono circolate sul suo conto, Absu Imaily Swandy avrebbe qualcosa come 256 anni e sarebbe un uomo proveniente da un altro pianeta, da una civiltà simile alla nostra ma molto molto più avanzata.
E c’è un giornalista, alle prime armi. E’ un giornalista, uno dei tanti. Non sono però io. Il giovane giornalista che incontrerà Nietzsche ed Absu Imaly Swandy non è un personaggio costruito su di me. E’ una mera invenzione letteraria.
Ci sono però dei piccoli spunti semiautobiografici, sparsi nel corpo del romanzo: li ho inseriti perché, bene o male, sono degli accadimenti comuni, banali, di tutti i giorni, e che conferiscono un certo realismo a una avventura che è una commistione di avventura, esoterismo e filosofia. Non siamo dunque di fronte a un romanzo autobiografico.

3 – Quanto tempo fa è stato scritto?

La prima stesura risale a circa dieci anni fa. E’ rimasto nel cassetto. Era un lavoro troppo complesso, non commerciale, con troppi riferimenti culturali ad accadimenti storici che non tutti conoscono. Purtroppo viviamo in un paese dove la Storia viene studiata poco e male. E inoltre la prima versione mutuava molti elementi del cut-up tipico della scrittura di William Burroughs, ma anche stilemi propri della Beat Generation. Non era dunque un romanzo che si potesse proporre a un editore, e quand’anche qualcuno si fosse preso la briga di pubblicarlo, oggi come oggi, non avrebbe incontrato il favore dei lettori, oramai abituati perlopiù a leggere trame leggere e scorrevoli.
L’ultimo segreto di Nietzsche”, nella sua versione attuale, è un lavoro completamente diverso rispetto alla prima stesura. Partendo dall’idea originale è stato riscritto per un buon settanta per cento. Non è stato un lavoro per niente facile: ma credo d’esser riuscito a creare un romanzo alla portata di tutti, una avventura divertente senza troppi fronzoli da intellettualoide. Ci tengo comunque a sottolineare che non è neanche un lavoretto scritto alla boia d’un giuda: lo stile c’è, il mio (che, nel bene e nel male, credo sia inconfondibile), e ci sono non poche chicche, leggende, storie reali che mi hanno tenuto occupato parecchi anni per reperirle e amalgamarle insieme in maniera conveniente.

4 – A che genere di pubblico ti rivolgi con questa tua nuova opera?

Torino - portone del Diavolo

Torino – portone del Diavolo

“L’ultimo segreto di Nietzsche” è un romanzo d’avventura, come ho già detto. Vuole divertire il pubblico, portarlo a conoscere una Torino misteriosa, esoterica, invasa da streghe, diavoli, letterati un po’ fuori di cranio. Torino, ancor oggi gode d’una strana fama, quella d’esser uno dei maggior centri di alcune sette sataniche, oltreché esser una città con non poche case che si dice siano infestate dai fantasmi. Un lavoro sulla falsariga dei romanzi di Dan Brown? Sì, è anche questo “L’ultimo segreto di Nietzsche”. Mi rivolgo dunque a tutti coloro che amano questo genere di letteratura. Che lo si voglia o no, Dan Brown, con il suo “Codice da Vinci” ha aperto la strada a questo tipo di letteratura, che è oggi quella che va per la maggiore. Un romanzo commerciale ma non banale. Non c’è violenza, non ci sono scene forti che potrebbero far arricciare i capelli agli animi più sensibili, e quando c’è del sesso questo è trattato con molta delicatezza. Niente di bukowskiano dunque. Direi che è un romanzo per tutti, né più né meno.

5 – Progetti futuri?

Sto finendo la stesura de “La lebbra”, un romanzo sull’islamofobia. Alcuni capitoli sono apparsi online. Chi ha letto i primi capitoli non è rimasto deluso, almeno così mi è parso. Il romanzo è oramai in dirittura d’arrivo, devo solo decidere chi fra i protagonisti lasciare in vita e chi invece no.

Sono stati inoltre già acquistati i diritti per il prossimo romanzo, che vedrà la luce, probabilmente, nel 2014, “Il disegno del diavolo“.

Attualmente sto lavorando a una ampia ed esaustiva biografia sul grande regista Damiano Damiani, che uscirà per Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi. E’ un lavoro non poco impegnativo, in quanto voglio presentare al pubblico una biografia completa, con particolari e dettagli inediti, oltreché a dettagliate schede sui film del grande regista.

C’è comunque molta altra carne al fuoco. Ne dirò prossimamente.

Renzo Montagnoli recensisce D’Amore 3 di RomanticaVany e King Lear sul suo sito Arte insieme.

D’AMORE 3 di RomanticaVany e King Lear

Renzo Montagnoli recensisce qui
il nostro libro sul suo bel sito Arte insieme

Renzo Montagnoli

Renzo Montagnoli

Renzo Montagnoli scrive: “E’ più che presumibile che gli autori abbiamo assaporato e inglobato il gusto della continuità, in una tematica piuttosto frequente in poesia, meno facile a trovarsi quando sia il frutto di un lavoro di coppia.
Ma più che d’amore, d’amore agognato, sognato, bramato, qui si comincia a vederne i risultati quando questo, ormai raggiunto senza che diventi necessariamente un’abitudine, si è ormai consolidato, dando forma a quella vita di coppia che è frutto di un’unione, formale o informale, comunque stabile e non occasionale”.

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D’AMORE 3
RomanticaVany
e King Lear (Iannozzi Giuseppe)

ISBN 978-1-4709-8451-9
Edizione: prima edizione
Editore: King Lear
Pubblicato il 29 novembre 2011
Lingua: Italiano
Pagine 118
Prezzo: € 9,80

D’AMORE 3 di RomanticaVany e King Lear. Le poesie d’amore e tutte le favole. Il meglio di noi

D’AMORE 3

di RomanticaVany e King Lear

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Ti odio – di RomanticaVany

Odio il modo in cui scrivi
e la pelata che nascondi
ora sotto un cappellaccio ora in una bandana
Odio quella tua barba nera e pungente
Odio quando fissi la tua faccia davanti alla webcam
facendo smorfie e linguacce credendoti divertente
Odio i tuoi stravaganti stivalacci da cowboy
e quel tuo dono sì particolare di leggermi nella mente

Ti odio così tanto ma così tanto
che mi fai venir le caldane
Ti odio, mi fai persino scrivere poesie
per ammazzare la noia che mi divora

E poi ti odio quando hai ragione
Ti odio per gli orecchini da pirata
E ti odio quando menti
E odio anche quel tuo ridicolo doppiopetto

Odio pure i tuoi braccialetti da rockettaro
di seconda classe, se proprio lo vuoi sapere
E nemmeno reggo i crocefissi
e gl’angeli caduti che al collo ti leghi
come un condannato ai lavori forzati

Odio quando mi fai ridere
Ti odio anche di più
quando commossa mi fai piangere
Odio quando non mi sei attorno
e il fatto che tu non mi abbia scritto

Ti odio perché sei brutto
ma proprio brutto da far schifo
Mammina mia, non hai un minimo di grazia
né la pelle vellutata
Ma più di tutto odio il fatto
che non ti odio…
nemmeno quasi…
nemmeno un pochino…
Basterebbe un pochettino
ed invece niente di niente!

Dettagli del prodotto

D’AMORE 3
RomanticaVany e King Lear (Iannozzi Giuseppe)
ISBN 978-1-4709-8451-9
Edizione: prima edizione
Editore: King Lear
Pubblicato il 29 novembre 2011
Lingua: Italiano
Pagine 118
Prezzo: € 9,80

Intervista a Gordiano Lupi. In attesa della primavera di Gordiano Lupi – Yoani Sánchez – di Iannozzi Giuseppe

In attesa della primavera

Gordiano Lupi – Yoani Sánchez

Intervista a Gordiano Lupi

di Iannozzi Giuseppe

Fonte: iannozzigiuseppe.wordpress.com

In attesa della primavera - Yoani Sanchez - Gordiano Lupi

In attesa della primavera – Yoani Sanchez – Gordiano Lupi

Gordiano Lupi – Yoani Sánchez – In attesa della primavera – Edizioni Anordest – Prefazione di Mario Calabresi – Pag. 230 – Euro 12,90 – ISBN 9788896 742778

Edizioni A NordEst1. “Alcuni anni fa ho letto uno studio realizzato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro dove si considerava la professione di giornalista come la seconda più rischiosa a livello mondiale […] Qui nessuno spara ai redattori di notizie e nessuno li sequestra, piuttosto avvelenano la loro professione”. Lo scrive Yoani Sánchez in “Zittire una blogger”. Per assurdo si potrebbe pensare che il castrismo sia un cincinnino migliore rispetto allo stalinismo di Putin; è facile (e giustificato) credere che l’assassinio di Anna Politkovskaja trovi la sua spiegazione nelle denunce critiche della giornalista contro l’ex agente segreto russo, eletto il 4 marzo 2012 per la terza volta Presidente della Federazione Russa. Ciononostante io credo che i vertici politici cubani non si farebbero scrupolo alcuno a eliminare fisicamente…

Non credo che i vertici politici cubani abbiano mai avuto nel loro DNA la spinta a eliminare fisicamente i loro avversari politici. Certo, in alcuni casi è stato fatto, ma sempre con una parvenza di legalità, dopo un processo più o meno regolare. Sto pensando al caso Ochoa. In altri casi ci sono stati incidenti più o meno sospetti, da Camilo Cienfuegos alla recente morte di Oswaldo Payá, ma non esistono prove certe. Il regime cubano – nella maggior parte dei casi – tende a isolare l’avversario politico, a renderlo innocuo, impotente, non tanto a eliminarlo fisicamente. Vedi il caso Padilla, ma anche il lungo isolamento culturale di cui fu oggetto Virgilio Piñera.

Gordiano a Sanchez

Gordiano a Sanchez

2. Yoani Sánchez è una blogger molto conosciuta, forse la più conosciuta al mondo. Fidel Castro ha, per così dire, le mani legate. Non può permettersi di farla scomparire, tanto più che gli USA si sono da tempo schierati dalla parte di Yoani. Anche se moribondo, Fidel è ancora il simbolo del potere a Cuba, il lider maximo. Ci sarà mai la primavera per Cuba, e, soprattutto, tu, Gordiano Lupi, pensi che Cuba cambierà in meglio, o si andrà invece incontro a un grande disordine sociopolitico?

Non credo che nessuno voglia far scomparire Yoani, tanto meno Fidel Castro, ormai un vecchio moribondo sostituito al potere dal pragmatico fratello Raúl che sta cambiando il volto di Cuba. Il problema è che lo sta cambiando troppo lentamente. Non credo che Cuba finirà nel caos. Vedo un futuro “cinese”, magari (spero) con più diritti umani.

3. Yoani ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Purtroppo non ha potuto raccoglierli tutti con le sue proprie mani, questo per il rigido sistema castrista che considera Yoani una dissidente, vale a dire una minaccia per Cuba. Le restrizioni di viaggio per i cubani sono molto forti, segno questo che Cuba ha paura. A tuo avviso, Gordiano Lupi, Cuba ha paura più di Yoani o della libertà che i cubani reclamano a gran voce?

La domanda è sorpassata dalle riforme di Raúl. Non so se hai seguito le ultime notizie di cronaca. Adesso i dissidenti escono ed entrano senza problemi. Le restrizioni di viaggio sono praticamente cadute e le tanto paventate ritorsioni ai danni di chi usciva dal proprio paese per denigrarlo non si sono verificate. E allora? Non so che dire. So solo che Yoani sta per uscire da Cuba una seconda volta, per andare prima in Spagna e poi in Italia. Tira tu le conclusioni. Credo che il governo cubano non abbia questa gran paura di Yoani… e al tempo stesso – forse sono un po’ sordo – non sento i cubani reclamare niente a gran voce. Anzi, no, forse la sola cosa che sento reclamare sono le rimesse da parte dei familiari che vivono all’estero.

Gordiano a Sanchez a Torino

Gordiano a Sanchez a Torino

4. “Più della censura istituzionale e del controllo statale, c’è qualcosa dentro di noi che dobbiamo eliminare”, dice Yoani. E prosegue: “Per questo dico sempre ai miei amici – tra il serio e il faceto – che sto già vivendo il post castrismo, perché non mi pongo limiti per esprimermi. Mi alzo e dico: Oggi voglio essere un poco più libera.” La libertà è dunque anche uno ‘stato mentale e spirituale’ per quei cubani che oggi aspirano alla primavera, a un arcobaleno di sette colori. Ma quanti sono in realtà oggi i cubani che vogliono sul serio levarsi di dosso l’autoritarismo? E chi sono, a quali fasce sociali appartengono?

Credo che siano pochi, tutto sommato. Il cubano della strada pensa a risolvere il problema di mangiare e vestirsi, magari anche quello di divertirsi e viaggiare, ma la politica interessa solo le fasce intellettuali della popolazione. La libertà, la democrazia, i diritti umani sono sentiti come un valore soltanto da scrittori, registi, cantanti, giornalisti…

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